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Lo splendore della memoria – Parte prima

Lo splendore della memoria

Per un analista che si pretenda biografico l’esperienza e il modo di concepire il mistero del tempo è materiale di prima necessità. Strumento e utensile di quotidiano utilizzo.
Ciò che rende difficile riprendere la scrittura dopo questa pausa è la coscienza di un nuovo modo di percepire e pensare il tempo.

Mi è facile però riprendere il filo.
Il mio primo blog aveva per insegna LA CURVA DEL TEMPO.
Lasciava intuire la mia scoperta che il tempo non fosse qualcosa di rettilineo. Anche se per molte operazioni dell’esperienza umana è utile pensarlo così.
A questa insegna si sono svolte le riflessioni sul ciclo stagionale come respirazione della terra.
Forse questo grande tema, pazientemente militato prima nella meditazione sul respiro (Vipassana e Zen nella mia esperienza degli anni 80-90 e nelle indicazioni di Rudolf Steiner poi intorno alla respirazione della Terra) è stato il costruttore interiore di questa prima fase.

Il secondo blog aveva per insegna VERTIGINE-DEL-TEMPO ed era il tentativo di descrivere una esperienza non sempre piacevole, ma sempre avvincente.
Mi capitava e mi capita di percorrere le strade della mia città nella vita quotidiana e di vedere, appena dietro le forme attuali della città, le immagini, attinte alla memoria e da essa potentemente, inesorabilmente riproposte, degli stessi luoghi come abitavano nella memoria.
Questa era una sensazione che ho definito appunto “vertiginosa”.
La vertigine-del-tempo ti risucchia, ti inghiotte e ti trascina in una prospettiva inattesa, facendo percepire una sorta di risucchio nel tempo passato e inconsciamente depositato nella memoria.

L’esperienza provata in queste settimane invece potrebbe essere descritta come l’insorgenza di uno SPLENDORE DELLA MEMORIA.
Insorge sommessamente ma all’improvviso e con delicata prepotenza.
Proverò a descriverla.
Avviene facilmente a sostegno, a riparazione di una fastidiosa amnesia.
Mi capita spesso di incontrare e non riconoscere qualcuno o qualcosa che abbia incontrato in un passato più o meno remoto.
Non ricordare è sempre fastidioso, imbarazzante.
Finché un gesto, uno splendore dello sguardo o della parola, un gesto dell’altro, improvvisamente lascia emergere una sorta di doppio fondo della superficie della percezione.

Mi è capitato la prima volta mentre ricevevo un massaggio shatzu proposto da una persona che dichiarava di avermi conosciuto in passato. Addirittura, per qualche mese, diceva di aver frequentato il mio studio come paziente.
Non ricordavo nulla di lui, malgrado l’esperienza risalisse a pochi anni fa.
In questi casi è davvero imbarazzante, frustrante un’amnesia di questo genere.
Il medico che mi aveva indirizzato a questo terapeuta gli aveva raccomandato per me il trattamento della testa.
La mia povera testa, nei mesi scorsi, era sovraccarica e piuttosto in difficoltà nell’esercitare la funzione del pensiero e del ricordo.
Appena le sue mani hanno cominciato a lavorare sulla mia testa, improvvisamente ho percepito il sollevamento di un velo che avviluppava la mia testa e in una frazione di secondo mi si svelò il ricordo di questa persona e la sua storia.
Prontamente gli chiesi: ma tu sei quello che…
Ebbene si! Era proprio lui!

Orologio

In questo caso, l’oggetto della memoria risorge senza implicare alcuna vertigine che bordeggi l’esperienza attuale.
Pura emergenza attinta ad uno straordinario deposito che non è collocabile né in una forma del presente né in alcuna del passato.
Si tratta forse di qualcosa di prossimo al territorio che i mistici indicano come la dimensione dell’eterno presente.
Con questa immagine ed evocando questo concetto vi lascio meditare qualche giorno. Riprenderò presto.
Mi pare, non solo di aver ritrovato il filo… Mi pare di aver individuato un nuovo filo.
Spero di poter continuare a tessere con ciascuno dei miei lettori!
A prestissimo!

2 pensieri su “Lo splendore della memoria – Parte prima

  1. LA SCUOLA DI VIA NAZARIO SAURO A MAZZO DI RHO

    Non la puoi cercare, non c’e’ più
    Non c’e’ piu’ il bidello scemo
    la via
    i prati
    i campi di grano
    lo stradone
    tutto è cambiato, non si riconosce nessun luogo.

    Non si trova nemmeno la chiesa, l’oratorio, boh.
    Il contadino col trattore non c’e’ piu’.
    Non c’e’ nulla, piu’ nulla di quello che era.
    E’ rimasto solo quel bambino di nove anni,
    coi suoi ricordi di cinquantenne.

    1. Caro Aldo, grazie della condivisione!
      In effetti più che una discussione, questo blog ha come ideale l’istigazione al lavoro biografico da parte di ciascuno.
      Come ho già provato a indicare, solo se ciascuno si sprofonda in sé stesso, paradossalmente ci ritroveremo uniti da un legame di affinità e socialità speciale!
      Grazie di cuore!

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