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Psico-NON-analisi 3

DAL DIVANO PSICANALITICO AL CUSCINO DI MEDITAZIONE

Mah, caro lettore, cara lettrice che mi hai chiesto di parlarti della Psico-NON-anlisi, temo che avrete ormai perso ogni senso dell’orientamento nei meandri della mia biografia interiore. Non preoccupatevi, succede, è successo anche a me!  Che sarà mai questa Psico-NON-analisi?! Qualcosa di troppo difficile da comprendere…. No, in fondo è molto più semplice…
Forse se guardo le cose da un punto di vista più superficiale, le posso semplificare un pò.
Diciamo che dopo il divano psicanalitico freudiano ho cercato ancora qualcosa di morbido per  continuare la mia ricerca interiore. Dio sa come trovai il cuscino di meditazione.
O forse fu una certa concatenazione di contesti avvenuta in qualche notte prima dell’esame di maturità. Il ragazzo-indaco aveva conseguito il diploma di maturità a 23 anni (se no che indaco era!!!). L’idealismo, Goethe, Shopenhauer, qualcosa di Heidegger leggiucchiato qualche anno dopo… I miraggi del pellegrinaggio in oriente, i vagabondi del Dharma…. Chissà cosa era successo in quella testa irrequieta…  Anima comunque fuori misura…
In fondo il verbo “orientarsi” implica il riconoscimento dell’Oriente. Da dove nasce il sole? Come è cominciato tutto questo. Forse ancora la voce di Philippe Sollers che citava Freud: Da dove vengono i bambini?  Da dove non smettete di venire? Cartellino rosso. Domande da espulsione!
La meditazione, come esperienza psichica, a prescindere da qualunque adesione religiosa o dogmatismo culturale, mi è apparsa l’esperienza adatta per continuare un percorso che mi lasciava comunque insoddisfatto.
Mi ritrovai così in un ritiro di meditazione. Un silenzio lungo 10 giorni. Un silenzio vero. Solo il contesto buddhista sa proporlo e ottenerlo. Era il 1985. Pochi mesi dopo la prima visita in Italia del Dalai Lama. Hollywood non era ancora, per metà, devota del Buddhismo tibetano. Non che il chiacchericcio mentale accennasse a cessare… Altro che vuoto mentale… Cominciai comunque ad immaginare potesse aprirsi una tregua…
Due insegnanti memorabili. Corrado Pensa di cui ho già parlato, parlerò e riparlerò come  uno dei miei insegnanti di riferimento. Ma Corrado in quegli anni (primissimi anni 80) teneva ritiri anche con Cristopher Tittmuss che, sebbene io lo abbia incontrato solo per pochi di questi ritiri intensivi, ha la responsabilità maggiore per il discorso che sto affrontando.
Il silenzio è qualcosa di molto dolce, molto forte. Gentile, ma decisivo nel destrutturare impalcature inutili o che non servano più. Mi trovavo intorno al quarto-quinto giorno di silenzio. Sessioni alternate di meditazione seduta e lentissime camminate.  Le cose, le immagini, i sentimenti si depositano e, se lasciamo lavorare il silenzio, trovano un loro fondo. Magari provvisorio. Sembrano sistemanarsi in un loro posto. Trovarlo. E’ una illusione, ma a volte sembra così.
Dopo questa prima fase del silenzio le mie condizioni psichiche erano pietose. Piangevo come una fontana (avevo appena imparato a piangere!)  e la panoramica della mia vita mi appariva davvero disastrosa. Per la prima volta avevo l’impressione di poter vedere che in fondo le mie psicanalisi non avevano risolto molti dei miei problemi. Che forse mi erano servite davvero a poco. Non me n’ero mai reso conto.  Mi ero messo pure a fare l’analista. Mi ero abbarbicato al meno peggio che avessi trovato. E’ un diritto dell’uomo.
Fu in quel momento che Cristopher mi guardò dritto negli occhi, il suo sguardo era esattamente quello che potete trovare in questa foto, ora pubblicata su Wikipedia. I capelli erano sul biondo mentre ora virano al bianco. In fondo sembra non sia cambiato per nulla. Mi disse precisamente, con lentezza:

Bene, tu conosci la psicanalisi? Ora scopri la psico-NON-analisi.

Non mi disse molto altro. Quella frase la avvertii immediatamente come un ago puntato con grande precisione nel giusto punto di agopuntura.
L’analisi analizza, smonta, trova interpretazioni degli eventi. La psicanalisi, in fondo,  trova, come direbbe Nietzsche “un mondo dietro il mondo” (Zarathustra). Che sia l’inconscio o non so cosa, era sempre un mondo, il vero mondo, dietro il mondo.
Dopo il marxismo giovanile, dopo Nietzsche, nessuno di noi, con Zarathustra voleva un mondo dietro il mondo. Cambiare la vita, demistificare il trucco. Smettere il “vizio assurdo”. Aspirazioni giovanili, ingenuità da neofita. No mondo dietro al mondo! Un altro mondo è troppo. Pesa già questo. Irreparabile il danno di essere venuti al mondo. Bisogna farsene una ragione.
La continuazione di questo discorso implica un mutamento di atteggiamento. Un respiro più calmo che evocando queste cose ho perduto.
Lo riprenderò nella prossima paginetta. Direi solo che Cristopher Titmuss il cui volto vi offro come immagine mi guarda ancora allo stesso modo. Allora aveva già fondato Gaya House nei primissimi anni 80. Allora era l’unico centro di meditazione europeo in cui un pellegrino potesse, in qualunque dei giorni dell’anno, iniziare un ritiro e concluderlo quando volesse, usufruendo della presenza di un insegnante qualificato (proprio da questo punto ripartirò nei prossimi giorni). In quegli anni a Gaya House già si sperimentavano modelli sociali alternativi con sperimentazioni di scambio di prestazioni e monete alternative. Esperimenti innovativi, ripresi poi dal movimento ecologista, verde, no-global che praticamente, allora, sicuramente in Italia, aveva ancora da venire. Altro co-fondatore era Stephen Batchelor e sua moglie Martine che ho avuto il piacere di conoscere partecipando a ritiri da loro guidati.
E’ un grande dono, per me aver conosciuto così belle persone. Io non son nessuno, ma mi sento ricco solo per aver fatto queste esperienze. E’ bello riparlarne dopo tanti anni.
L’ultima volta che incontrai Cristopher annunciò una sua riflessione in corso sulla relazione tra alcuni aspetti della filosofia buddhista e il lavoro del mio amatissimo Socrate-postmoderno: Ludwig Wittgenstein.

 

 

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