Biografia umanaMeditazioneNella curva del tempoVertigine del Tempo

Improvvisamente il caldo aggredisce alle spalle.

Mietitura - Brugel il vecchio

Improvvisamente il caldo, come ogni anno, ci ha colpito alle spalle.
È così da sempre nelle città di queste latitudini. In Europa.
Poco importa quanto falsa sia questa affermazione.
Ho imparato da tempo che le affermazioni false nascono spontaneamente nel cuore ogni santa volta. Ogni santo giorno, settimana, mese, anno, decennio, secolo. E chissà che altro si immaginano i megalomani e i ragionieri.
Il fasullo ci fa compagnia.
Ci raccontiamo qualcosa che si avvera però solo nell’istante in cui nasce.
Poi risulta irrimediabilmente falso.
Il caldo non è così improvviso né così inatteso.
Arriva così ma ci sorprende ogni volta.
Ogni volta non ce l’aspettiamo.
E poi il caldo colpisce sempre alle spalle.
È nella sua natura.

Parlare del tempo, del resto, è sempre sinonimo di parlare di niente. Insignificante.
Eppure non riusciamo a evitarlo.
Io ho dedicato più di un decennio a meditare il respiro dell’anno, grazie alle indicazioni di Rudolf Steiner: il suo calendario dell’anima.
Ne ho depositato qualcosa anche qui e, ovviamente, è solo una parte.
Non smetto di contemplare questo respiro, quotidianamente, nel colloquio con i pazienti.
Aiutandoli a dialogare con i malesseri che accompagnano fedelmente il corso dell’anno.
La depressione, l’inverno, l’ansia d’estate. Ma, ovviamente non si parla solo di quello.
Ma chissà… anche parlar d’altro non è facile.
Quanto più ci individualizziamo, quanto più ci sprofondiamo in noi stessi, tanto più riconosciamo un alfabeto nei miti di cui il cielo stellato, simbolicamente, è la mappa.
Lo psicanalista di Fellini ha chiamato questo gioco “mito-biografia”.

Le menzogne così spontanee.
Ogni volta ci appaiono nuove e poi immediatamente datate.
Pensiamo ogni volta di essere noi a fiorire.
Invece è solo la primavera.
Che è signorina da millenni.
Grazie alla nostra dimenticanza si mantiene così bella fresca!

Ho lasciato i miei lettori più di un mese fa, pubblicando la paginetta del Fannullone, nella festa del primo di maggio.
Si può immaginare che io abbia continuato a bighellonare un mese.
E non è vero.
Oppure si. È vero anche questo. Il mio lavoratore non si presenta mai senza il lavativo. In realtà ho dovuto assumere anche l’altro per ottenere qualcosa dal primo.

Sto lavorando ad un progetto di cui preferisco tacere ma sto anche concludendo il mio anno di lavoro.
Il capodanno dei contadini.
Se non sbaglio siamo nella mietitura. Nella falce e nel raccolto.

Nella vita sociale delle città europee, questo momento lo riconosciamo nei saggi di fine corso.
Non solo pagelle e saggi finali dei bimbi.
Tutti e per tutto facciamo corsi.
Adulti e bambini.
Di danza, di teatro o di yoga, di pittura o scrittura, di tennis, di nuoto o di calcio.
Che sia un modo di offrire lavoro ai disoccupati intellettuali?
Non è più possibile vivere senza frequentare corsi.
Quando ero bambino a vent’anni si smetteva.
Ora non si smette mai.
Prima, col maestro Manzi, “Non è mai troppo tardi”  ora non si smette mai.
Come il detto popolare:

[quote align=”center” color=”#999999″]cinque lire per farlo cominciare, mille per farlo smettere.[/quote] Io ho smesso quest’anno.
Non ne tengo e non frequento più corsi.
Non ho nascosto un anno fa la delusione per i miei fallimenti.
Ho compilato diligentemente il mio Chaier de doléance.
Mi piace però ascoltare la mia sofferenza e, come il Buddhismo insegna a fare, trarne insegnamenti preziosi. Esercitando la mia psico-NON-analisi.

Concludendo il mio anno mi trovo a scoprire tra l’altro che è stato un anno (e forse solo il primo) del mio ritiro dal mondo.
Il mio mondo si è ristretto alla mia casa.
Non esco quasi più di casa e ho la fortuna di avere uno studio adiacente alla casa.
Abito e lavoro senza uscire.

In cambio sto discretamente in salute.
Non devo più assumere antidolorifici e, chiedendo di meno, il mio corpo regala salute.
Non mi ero accorto subito che non esco quasi più la sera. Ma nemmeno di giorno.

In vita mia non ho mai imparato a stare in casa. Fin da bambino l’uscire era l’attrazione maggiore. Una vera e propria pulsione di fuga. E non sono il solo.
E nemmeno ora ho imparato a farlo ma comunque ci provo.
Spero in futuro mi riesca meglio. Chissà?! Dicono che anche le zucche e i cocomeri prima o poi…

Ma in questi giorni in cui sto facendo questo bilancio, in queste ore in cui il ritiro domestico è stato così accanito, l’altra sera mi sono imposto di uscire.

Taglio qui la paginetta che diversamente diventa un paginone come quelli di quest’anno.
Pochi ma “-oni”e rimando a presto il racconto della serata.
La mia uscita serale martedì scorso in corso Como.
Dovreste poterci contare perché ho già cominciato.
Ma comunque non fidatevi di me.
Io non mi fido!

 

PS Mentre sto lavorando alla conclusione di questa pagina ho ricevuto una mail.
L’oggetto recita “Corsi corsari”!

 

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