Grammofono. Musica come terapia del dolore TRE

Sono cresciuto con la colonna sonora delle canzoni di Dylan e Cohen.

Dylan lo strimpellavo, qualche volta in traduzione: “Quante le strade che un uomo farà!”. Non so l’inglese ma sono riuscito ascoltare musica in gran parte in lingua inglese per tutta la vita fin qui….

Come ho fatto mi chiederete. Ed io vi risponderò  che non lo so. Ma lo faccio!

L’incontro con Cohen, dopo un primo ascolto dei primi due album in età adolescenziale, è arrivato intorno ai 30 anni. Decisi che prima di appendere la chitarra al chiodo e diventare un serio professionista avrei dovuto imparare a suonare e cantare le canzoni dei primi dischi di Cohen!
L’inglese di Cohen è più facile e le traduzioni di De André orribili. Ero riuscito ad imparare tutte le sue canzoni dei primi album. Li eseguivo guardando gli spartiti. Con l’inglese ero cresciuto poco poco. Ma non troppo…

Finché Cohen è scomparso in Dyanetics.

Ed io sono scomparso tra psicanalisi  e la mia meditazione Buddista.

Erano anni così. In seguito Cohen è stato monaco Zen per una quasi un settennio. Forse per riparare i danni di Dyanetics!

Il legame tra Leonard Cohen e il Buddhismo Zen

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Ma non solo questi due “Bardi” Ebraici tra i quali inserirò presto un figura femminile Joni Mitchell. Ho ascoltato il pop di quegli anni. Beatles. Rolling Stones, fino al rock progressivo dei King Crimson, Genesis e dintorni.

Li portavo nel cuore finché intorno ai 40 anni sono diventato Antroposofo. E gli antroposofi dovrebbero ascoltare solo musica classica e solo dal vivo. Lo indicherò tra poco.

 

Pensate che Rudolf Steiner in più di una occasione sostiene che se il grammofono avesse preso piede non ricordo quale disgrazia sarebbe potuta abbattersi su di noi. Mi rammarico di non poter indicare la fonte. L’ho letta più di una volta ma in questo momento sulla rete non la trovo,  ho altro che mi chiama e ho poche forze.

Beh il grammofono non solo si è affermato ma ha continuato la sua metamorfosi verso il giradischi, mangia-dischi, audio-cassette fino ai CD all’iPod che ormai è integrato in qualunque dei nostri smart-phone.

Io sono stato utente di ciascun punto dell’elenco sopra. Forse per questo mi sono capitate un sacco di disgrazie e infine sono utente di terapie del dolore. Questa è l’ultima ma sto per mostrarvi, anche la prima: l’ascolto lo studio della musica come terapia del dolore. Fisico e psichico.

 

Nel frattempo un amico, maestro steineriano a Cagliari, Massimo Cerra che ringrazio, ha reperito questa trascrizione che vi rendo disponibile in PDF.

Il grammofono – Rudolf Steiner (10)

Ritengo che questo discorso sia stato pronunciato dopo quelli che ricordo, in cui in modo quasi profetico aveva dichiarato che se l’uso del grammofono avesse preso piede, agli umani sarebbero successe brutte cose.

Qui invece nelle frasi finali c’è una suggestiva apertura che nello sviluppo della cultura occidentale è tutt’altro che insignificante!

 

Quando il “Dottore” (tra antroposofi lo chiamiamo così 😉) dice:

 

Con i grammofoni, invece, è diverso – perdonatemi se concludo con una nota così apparentemente banale. Con i grammofoni, l’arte viene spinta in una macchina. Quando le persone sviluppano una passione per una cosa del genere – che è in realtà una meccanizzazione di ciò che arriva fino a noi come ombra dello spirituale – quando mostrano entusiasmo per il tipo di cose rappresentate dai grammofoni, allora a questo proposito non hanno più il potere di aiutarsi. A questo punto devono intervenire gli dei.
Ora gli dei sono misericordiosi e oggi la nostra speranza per il futuro progresso della civiltà̀ umana deve essere che gli dei, nella loro misericordia, vengano essi stessi in soccorso laddove – come nel caso del grammofono – il gusto degli uomini si è smarrito.

Queste  frasi che ho evidenziato qui in rosso sono il perno della conclusione!

Indicazione altrettanto “profetica” infatti tanto ha preso piede quel grammofono che nelle nostre mani si è metamorfosato e contenuto nel telefonino ha invaso le nostre abitudini quotidiane. Non sto a dilungarmi…

A questo punto devono effettivamente essere intervenuti gli dei e sono intervenuti GLI DEI quelli dell’Olimpo politeista.

Infatti negli anni successivi c’è stato un vistoso cambio di paradigma: non più i versi metrici ma la versione in prosa che mira a ricostruire il significato, la lingua, ma perde il ritmo della metrica. L’elemento musicale e ritmico!

E nel frattempo sono scesi in campo linguisti e psicologi ma complessivamente questi studi, questa richiesta di attingimento sapienziale, indubbiamente ha ricevuto grande impulso: penso a Jung e Kereni al circolo di Ascona anche con Marcel Mauss, Mircea Eliade e non solo.

Avvicinandoci ai nostri giorni abbiamo perso una generazione di grandi saggisti che sono ancora un faro per me. Harold Bloom che muore nelle ore in cui si afferma la Brexit.
Il Nobel a Dylan, la morte di Leonard Cohen  nelle ore in cui Donald Duck è stato eletto presidente degli Stati Uniti.

Sono mancati anche George Steiner e Piero Citati

Ma penso a quel che resta dopo di loro. Penso all’opera del, nel frattempo compianto, Roberto Calasso. Fino al lavoro più recente di Alessandro Baricco che in queste ore sto considerando attentamente. Se Baricco parla di Iliade non si aprono mari… Oceani! Oceano-mare!

 

Ecco io vedrei in tutto questo il soccorso degli dei che chiamati rispondono ancora.

Quindi il “dottore” aveva ragione!

Gli Dei han risposto alla chiamata. Gli Dei misericordiosi!

E siccome mi sto convincendo che Baricco abbia ragione a rintracciare nell’Iliade il libro della nostra civiltà occidentale. L’Iliade è ancora qui a spiegarci l’Ira di Achille e l’eroicità come figura dell’Immortalità. L’Iliade ci spiega ancora la guerra in Ucraina. Non siamo mai usciti da lì.

 

 

 

4 pensieri su “Grammofono. Musica come terapia del dolore TRE

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