Psicologia del natale (2) e del solstizio d’inverno

Psicologia del natale (2) e del solstizio d'inverno
Riprendo con questa paginetta sia la riflessione sull’inverno come camera oscura in cui si sviluppano le immagine scattate nella foto-camera del cuore, sia la riflessione sulla psicologia del Natale.
Il Natale è collocato nel momento cruciale del solstizio d’inverno.
Ripercorriamo il filo del respiro della terra. Il ciclo dell’anno è l’atto respiratorio dell’essere vivente della terra. Come già indicato, l’immagine è di Rudolf Steiner.
La terra ha espirato fuori di sé le sue forze vitali nel solstizio d’estate. La natura in rigoglio. Le foglie spinte su verso il cielo. Espirate. Gli uomini accendono fuochi nei campi per essere visti dalle potenze celesti. Un gesto di tripudio nella speranza di essere guardati. Un tentativo forse disperato di richiamare l’attenzione celeste.
Ritrovarsi paradossalmente nella/dalla perdizione. Nell’essere proiettati in una lontananza. I miti del solstizio d’estate sono miti dionisiaci. Miti di perdizione. Bisogna perdersi nel calore per ricominciare a ritrovarsi nell’epoca autunnale.
Giunge così la festa di Michele nell’equinozio d’autunno. La chiarezza della ragione, il ferro meteorico della spada di Michele. Il ferro piovuto come un dono dal cielo.
Ne ho tanto parlato negli anni scorsi e scopro di non averne pubblicato ancora nulla in questo nuovo sito! Bene, ho ancora qualcosa da fare e rifare per l’anno nuovo!
E anche questo è passato. Le forze della terra dormono ora sotto il manto nevoso. Sotto una terra raffreddata che ha riassorbito le foglie bruciate. La materia organica, vivente d’estate, ha fatto composta. Le ceneri riposano nella terra. Diventano il sale della terra. Sotto la neve il pane.
E parallelamente anche le immagini dell’estate prendono colore, si fissano nel cuore. Forse cominciamo a capire realmente il significato di quello che abbiamo fatto mentre eravamo accecati dalla luce solare.
Come ho cercato di dire altrove nessuno sa cosa vuole. E chissà se sappiamo cosa stiamo facendo o abbiamo fatto. La determinazione del senso delle cose, delle esperienze si sviluppa lungo questo movimento respiratorio che investe il nostro corpo in ogni istante (il respiro, la circolazione del sangue, la digestione) ed è inscritto nel respiro annuale della terra il cui atto respiratorio, circolatorio, digestivo, dura la bellezza di 365 giorni circa.
La terra è ora al culmine della inspirazione. Presto riprenderemo a lasciare andare il respiro e sarà primavera.
(continua)
Nell’immagine: Il sito archeologico di Newgrange che vide “l’alba” oltre 5.200 anni fa ma “riprende vita” ad ogni solstizio d’inverno.

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