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Psicologia del Natale – La sconfitta di Calcante

Psicologia del Natale - La sconfitta di Calcante

Vorrei provare a dire qualcosa sul Natale prescindendo inizialmente da ciò che riguarda la Cristianità. Non mi piace spiegare il cristianesimo con altro cristianesimo, con la teologia, con l’Antroposofia, con l’occultismo. Come ammoniva Jung, non spieghiamo cose già oscure con altre ancora più oscure!
Da molti anni abita nella mia anima il seme di una leggenda che proviene dalla grecità presocratica e precristiana.
Ve la racconto con le mie parole.

C’è un incontro al vertice, cruciale, per due indovini che si misurano e si sfidano intorno al compito di contare in modo divinatorio il numero di frutti che porti un albero di fichi selvatici al cui cospetto avviene il loro incontro.
Sono diecimila, di numero e ne viene specificata la misura dalla risposta del primo.
L’altro lo incalza precisando che uno sta crescendo e pertanto, sfuggito alla conta, invalida la risposta fornita.
Fu così che, conclude la leggenda, “il sonno della morte ottenebrò Calcante”, il primo indovino.
(in “La sapienza greca” a cura di G.Colli, vol I,  pag 341, Ed Adelphi)

La sconfitta di Calcante che non può contare il frutto che sta crescendo mi ha sempre parlato da una molteplicità di livelli di significato.
Un tempo vedevo in questa vicenda una verità avvincente. Riguardava la teoria dei numeri e quella degli insiemi. Su questo non sto a dilungarmi. Erano pensieri giovanili.
Più avanti negli anni in questa storia ho letto la ferita, ho visto il punto di non tenuta della sapienza greca. Qui, con grande delicatezza e precisione, va innestato il germoglio che emerge dal racconto della Natività nei dettati evangelici.
Nel vangelo di Luca, Giuseppe e Maria si trovano giusto alle prese con un censimento (la conta dei fichi) e Maria passa di lì in istato di gravidanza occultando nel grembo il bambino. Si precisa ulteriormente che non c’era per loro posto all’albergo.
Nel racconto di Matteo addirittura il bimbo elude la conta che lo avrebbe precipitato nel destino della strage degli innocenti. Si salva la vita. Gli è salvata la vita dagli Angeli.
Ciò che sta crescendo ancora non si riesce a contare, a iscrivere nell’istituto dell’albergo, passa invisibile al filo di spada della strage.
Questa eccedenza, questo invisibile è, altrove, la pietra scartata che diviene pietra di fondazione dell’edificio.
Ognuno di noi può meditare a suo modo la cosa.
In ogni processo di crescita, di rinnovamento, c’è l’attraversamento di questa fase che possiamo chiamare semplicemente il Natale.
La festa del bambino che nasce. L’elemento che nascendo trasforma l’intero stato delle cose per il solo fatto di essere giunto. Ogni genitore conosce bene questo cammino.
(continua)

6 pensieri su “Psicologia del Natale – La sconfitta di Calcante

  1. Eh, Francesco, ecco perché ci sarebbe piaciuto ragionar con te di Invisibile. Noi continuiamo a farlo, per noi stessi, passando da arte, mani, meditazioni, cicaleccio, cene calde di spirito (in entrambi i sensi). …

    Un abbraccio, caro Diogene, a presto,
    sorellina.

    1. Cara sorellina
      devo confessare (non è comunque una colpa) che il brano a cui ti riferisci l’ho scritto diversi anni fa e concepito ancora più in là nel tempo. Credo almeno 20 anni fa.
      Forse per questo non mi alletta ragionare del visibile e dell’invisibile.
      Sento di tastare il mondo come un cieco.
      Giusto come l’indovino Calcante.
      Come lui sono anche azzoppato. Molto più che azzoppato!
      Ho comunque l’impressione di abitare (abbastanza felicemente infine) in un paese delle nebbie in cui niente è realmente visibile e niente invisibile.
      Forse è solo l’orecchio che ci fa percepire il suono, la musica del nuovo che arriva. Questa è sempre invisibile. Per questo sento di abitare felicemente nel buio.
      A questo cerco di mantenermi desto.
      E il Natale ci rivela potentemente il grande splendore delle tenebre!
      Grazie dell’attenzione. Quando la si riceve è sempre un dono!

  2. Ciao Francesco! .. Mi piace molto quello che racconti, ci vedo anche il futuro che ogni presente nasconde e mi auguro che sia positivo per entrambi in questo 2012 oramai vicino! un forte abbraccio

    1. Felice riapparizione, Clary! Che strano, questo mio post è commentato sia da te che da Laura. Le mie due sorelline su FB!
      Io invece non sono ancora riuscito a leggere la nota in cui mi hai taggato la settimana scorsa.
      Perché tutto è così al di sopra delle nostre forze?
      Firmato, dr Zivago!
      E’ lui, forse, che col suo fallimento, con la sua inettitudine, ci riscatta tutti. Un fallimento e una inettitudine piena di talento, beninteso!
      Ti abbraccio con grande affetto!

  3. mi piace moltissimo questo tuo post. "Uno sta crescendo": ed è la Luce che torna e ritorna, mai la stessa, sempre nuova. La Luce che, come scriveva Esiodo, è figlia della Notte: Luce dell'Etere e Luce del Giorno.

    1. Si, credo anch’io che la Luce sia figlia delle notte. Il Natale, il solstizio d’inverno, ci fa vedere meglio le cose luminose e lontane. Le luci che il giorno ci nasconde.
      Grazie dell’attenzione!

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