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Psicologia del lavoro (3)

Psicologia del lavoro (3)
In una condizione oggettivamente disumana e dolorosa che tutto il mondo industriale avanzato sta affrontando, malgrado tutta la disumanità che vi regna, l’amore per il lavoro, la reale competenza, la volontà e la capacità di svolgere un lavoro al meglio possono avere ancora un valore?
Mi chiedo prudentemente se possono, perchè sono sotto gli occhi di tutti i prodotti di un lavoro mal fatto e ben pagato. Scandalosamente ben pagato, ma… sembra che il Male dal Mondo nessuno abbia ancora trovato il modo di estirparlo.
Camminiamo ogni giorno in questo mondo fatto così. Dio è morto senza essere riuscito a migliorarlo. Ma forse lo voleva proprio così…. Chissà… A me delle sue intenzioni francamente non interessa gran che.
Mi interessa invece riflettere su pensieri ed esperienze come queste.
Mi interessa il fatto che nello stesso giorno, circostanza davvero incredibile, poche ore prima del primo maggio, l’ultima persona che ho incontrato mi portasse una esperienza sostanzialmente identica!
Una donna che aveva molto sofferto del fatto che l’agenzia cui prestava il suo lavoro chiudesse i battenti e che, essendo comunque salvo il suo posto di lavoro, si trovasse in mezzo a persone che rischiassero seriamente di perderlo.
Aveva difficoltà ad accettare di essere “graziata”.
Inaspettatamente però un’azienda (ovviamente d’oltre-oceano…) nel corso di una comune occasione di lavoro, le aveva chiesto di collaborare offrendo anche alla sua piccola azienda ossigeno e maggior possibilità di sopravvivere.

Mi rendo conto che questa tendenza alla globalizzazione è odiosa, violenta e non è certo il modello di sviluppo del mondo che auspicherei.
Mi rendo però anche conto che, sentendomi io, in piccola parte, responsabile del mondo che mi circonda, evidentemente riconosco che nè io nè altri siamo riusciti ad inclinare l’asse delle cose in un’altra direzione.

Ma credo che il mio piccolo contributo in questo senso possa consistere nell’aiutare le persone a scoprire il proprio posto nel mondo. A scoprire che cosa davvero meriti di essere amato. Che cosa ciascuno sia capace di offrire al mondo in modo che, è inevitabile, il mondo lo chieda. Il mondo lo cerchi. Perchè il mondo ha bisogno di ciascuno.
Ma ciascuno ha bisogno di scoprire davvero chi è e cosa è capace di fare. Che cosa ama.
E questo, a volte, è l’esatto contrario di “cercare un posto di lavoro”.
Forse questo posto non c’è. E oggi, in periodo di grave crisi c’è meno che mai.
Ma dobbiamo avere la forza di invertire questa tendenza e questa forza può essere solo una forza individuale.
Le istituzioni, la scuola, la formazione, le strutture deputate all’assistenza, i cosiddetti ammortizzatori sociali sono sicuramente e vistosamente inadeguati ed è giusto reclamarne di migliori.
Questo posso dire con certezza dal posto che occupo nel mondo.
Ovviamente non ho idee e non entro nel merito di ipotesi politiche, sociologiche ed economiche la cui valutazione esula dal campo delle mie competenze.
Credo che un imperativo categorico della nostra epoca sia quello di parlare solo di ciò che conosciamo. Di cercare di sapere cosa stiamo dicendo.
Credo però che se ogni persona che occupi un posto nel mondo approfondisse la sua riflessione nel senso che provo ad indicare, forse saremmo tutti un po’ più occupati in qualcosa di meglio.
La mia riflessione non è ancora finita e prego i lettori di sospendere il giudizio fino alla sua conclusione.
Nel prossimo post vorrei affrontare la relazione fondamentale che vedo tra lavoro, amore e conoscenza.
Da questa emergerà più dettagliatamente lo sviluppo di quali compiti potrebbe riguardare la vita di ciascuno di noi.
Ringrazio Cristina Caserini che ha scattato la foto che ho scelto come immagine di questa paginetta. E’ stata scattata in una fattoria nella campagna tra Friburgo e le le primi pendici della Foresta Nera.

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