La musica come terapia del dolore (zero)

Care/i, come avevo annunciato prima dell’estate, sto per aprire una nuova “stanza del cuore” dedicata all’ascolto della musica come “terapia del dolore”.

Ogni settimana proporrò un ascolto guidato e commentato.

Forse in nome dell’analisi biografica devo dichiarare che questa mia riflessione avviene in un certo momento della mia biografia.

Da cinque anni mi sono ritirato dalla città. E dalla professione. Nei primi due anni ho cominciato a soffrire per la mia salute. Poi è scoppiata la pandemia. E con lei le nostre vite sono state attraversate da un uragano.

Non vorrei parlare delle mie patologie croniche (lo fanno sempre i vecchietti e, per dirla con il sommo poeta:

(Ah, but I was so much older then, I’m younger than that now. )

Ah, ma ero molto più vecchio allora, sono più giovane adesso

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Non voglio lamentarmi dei dolori che la mia salute comporta e nemmeno voglio lamentarmi del “deserto sociale” che trovo in questi bei colli delle Prealpi lombarde tra due rami di un lago.

Mi dà conforto il paesaggio e i ricordi infantili delle prime vacanze ma devo ritirarmi nella stanza del cuore dell’ascolto musicale che peraltro ha accompagnato tutta la mia vita finora.

So che la sofferenza (Dukka, prima Nobile Verità indicata dal Buddha) è l’inizio di ogni cammino verso la Liberazione ma, a volte, quando la tolleranza del dolore mi fa difetto, sono invaso dalla In-sofferenza!

Sono terribilmente insofferente ai latrati nervosi dei cani dei maleducati e alle conversazioni incastonate nel ritualismo:

E alura? Tùt a post? Si, si, tut a post, tutto sotto controllo!

 

 

 

 

Sono stato ricoverato per cure più di quattro mesi e mi sono reso conto che oltre ai latrati dei cani (Google-Map mi ha spifferato    che in prossimità della casa di cura c’era un canile) ero altrettanto insofferente alle conversazioni con gli altri ricoverati e non è sempre stato così per me. Me ne sono stupito io stesso.

Quindi due buone cuffie e occhiali e mi lancio come Snoopy a cavallo del mio scooter elettrico per disabili…

­­

Si, passo molte ore della mia giornata, di giorno e di notte ritirato in questa camera del cuore in cui la musica mi offre conforto.

Inizialmente ho fatto qualche full-immersion in qualcosa che mi stava a cuore ma ben presto è subentrata una sorta di equanimità che mi porta ad ascoltare nella stessa giornata musica classica, jazz e rock fino all’incrocio che trovo più suggestivo alla soglia del XXI secolo. Chiamiamolo col nome Massive Attack  che esprime bene l’attacco massiccio al blocco di cemento della musica del XX secolo. Così confluiscono classico contemporaneo, rock, jazz e techno. Non ci facciamo mancare niente!

Da questa postura che ho cercato sommariamente di indicare nasce la mia proposta di ascolto guidato e commentato a ritmo settimanale.

Vi do appuntamento tra pochi giorni. Userò la categoria Sala Motori, presto capirete perché!

Vi invito pertanto a scendere con me in sala motori (come il pianista di Novecento) e ad offrirmi i vostri contributi nel blog interno al sito. In modo che ne resti traccia senza disperderci nel mare magnum di Face Book e altri social!

Ci conto!

Vi saluto con un riferimento che mi appare doveroso….

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

29 settembre 2023

24 pensieri su “La musica come terapia del dolore (zero)

  1. Grazie per condividere con noi le tue esperienze, ti leggo sempre con grande piacere, nel frattempo ti raccomando In the land of gray and pink, dei Caravan. Ma lo conoscerai già, oppure sei fortunato e devi ancora scoprire questo capolavoro prog. In abbraccio!

    1. Un bellissimo pezzo che immerge in ritmi comunicativi e forse oggi un po’ dimenticati. Ho sentito familiarità. Mi piace anche l’idea di spaziare senza limiti di genere e ovviamente ho apprezzato molto la citazione del sommo!

  2. Ciao Francesco, entrambi siamo ora vicino a un lago, probabilmente non lo stesso ma specchi d’acqua prossimi. Forza!!!

  3. Maestro, sono impaziente di scendere in sala motori! Tutta la musica è la colonna sonora della nostra vita e cambia in funzione del nostro “stare”. Un abbraccio e spero che la tua salute sia in miglioramento.

  4. Grazie Francesco del tuo racconto, della tua esperienza. Auguri per il nuovo progetto musicale e per la sala motori. Rossana

  5. Mandi semprele parole che mi mancano…… Aspetto con ansia e gioia di entrare in questa tua nuova stanza. Ti abbraccio

  6. Ciao Francesco, mi piace molto l’idea e se riesco mi farebbe piacere partecipare. Sai già il giorno e l’ora a cui faresti? Un abbraccio grande
    Bb

    1. Sorellina ma si fa tutto da qui. Creiamo un mini-social! Io mando delle pagine che guidino un ascolto e ciascuno può intervenire o rispondere. Ho in mente di fare qualche intervista a qualche musicista già tra noi. In questo caso facciamo un filmato e ciascuno quando può e quando vuole interviene. Facendo un filmato lo pubblichiamo anche su YouTube!

  7. Grazie Francesco per l’invito. Mi offre più trasporto la musica, le parole le lascio più sullo sfondo. Ad ogni modo sono abbastanza eclettica, forse troppo. Posso ascoltare da Rachmaninov a Blanco ( ! ) , e poi il Jazz oppure le bellissime sonorità sperimentali/notturne su Battiti. Troppe cose ma ferrata su nulla. Mah.
    Seguirò con piacere i suoi scritti, ne ho il bisogno.

    1. Mi piacerebbe che proponesse qualcosa! Credo di capire perché anch’io lungo le 24 ore posso ascoltare, come lei Jazz, piuttosto che classica piuttosto che indi-rock! Può partire da Rachmaninov che cita per primo. E Blanco? Adesso mi documento! Attendo con piacere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *