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La carta della psicanalisi

La carta della psicanalisi

Mi sono chinato con compassione sul cammino compiuto in questi anni.
In tutto il mio percorso ho operato tanti aggiustamenti di direzione. A volte anche drastici.
L’unica esperienza che mi accompagna in qualche modo da sempre è la psicanalisi.
Non che sia stata la mia vocazione. Malgrado qualche volta io l’abbia dichiarato.
Magari per disperazione.
Se hai in mano una sola carta devi giocare quella per forza.
E non è detto che sia quella in cui ti riconosci.
I TarocchiChe tu ce l’abbia in mano perché chi fa il mazzo te l’abbia assegnata, non significa che tu la senta come tua.

Per un verso gli arcani maggiori del mazzo di tarocchi sono un sistema simbolico sofisticatissimo. Ti ci puoi felicemente proiettare, riconoscere in ogni figura che contiene una immagine in sé completa.

Ma una evoluzione interiore ti può anche mostrare come tutte le carte del mazzo siano un cerchio così simile al ciclo vitale. L’impronta di una possibile biografia.

Inizialmente però la scelta non è detto che l’abbia fatta tu. Ti è capitata una certa carta nel sublime gioco della distribuzione. Qualcuno lo chiama “Karma”. Francamente a me pare una parolaccia… Da non pronunciare in pubblico! Di ciò di cui non si può parlare… meglio tacere (Witt). Ma proprio in quel tacere avvenne un nuovo inizio! (Rilke)
Della psicanalisi ho ricevuto la carta. Me la sono trovata in mano per curare il “bambino-indaco” che ancora nessuno riconosceva.
Freud - Jung

Non è stata una buona carta, ma è stata l’unica che io abbia avuto in mano e l’ho giocata.

Per disperazione. Come ogni psicanalisi inizia per disperazione. Nel lamento di Sé. Jung indica di più: curiamo con le nostre ferite.
Per me la psicanalisi non è stata nemmeno efficace. Forse perché ero troppo giovane e non me la sono scelta io.
La psicanalisi mi ha offerto i suoi benefici solo molto più avanti.
Il ragazzo, così irrequieto, dotato ma sofferente, non avrebbe mai pensato di mettersi a curare gli altri. Chiedeva solo di cantare, di scrivere e, solo più tardi si è posto il problema di capire.

Se dopo tanti anni, felicemente arruolato nelle fila della Società per l’Analisi Biografica ad Orientamento Filosofico, esito a definirmi, come gli altri “analista filosofo”… Se preferisco definirmi “analista biografico” è perché la filosofia è giunta troppo tardi a pormi in modo stringente le sue domande.

Nella prossima paginetta indicherò come e quando.

PS   L’immagine della carta della psicanalisi, quell’asso bifronte col volto alternato di Sigmund Freud e Jacques Lacan, quell’asso che diviene paradossalmente un improbabile poker d’assi in copertina… quell’immagine costituisce però un prezioso cimelio nella mia biografia.

Verso la fine degli anni 70 devo aver reperito questa carta che conservo gelosamente. Costituiva la pubblicità di una pubblicazione lacaniana,. Viene sicuramente dalla libreria La Hune in Boulevard st. Germain. Mi commuove solo il pensarci! Vertiginedeltempo!

PPS   In quegli stessi anni si canticchiava una canzonetta che oggi sembra incredibilmente pertinente all’illustrazione infelice questa paginetta.

Recitava pressapoco: “Ora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi. O farli rimanere buoni amici come noi!”.

Effettivamente a chi mi chieda ragione degli esiti e del mio attuale riconoscimento nei presupposti della mia formazione freudiana e lacaniana posso rispondere giusto che siamo rimasti buoni amici ma, ovviamente, ognuno paga per sé.  Alla romana!

5 pensieri su “La carta della psicanalisi

  1. Caro Francesco, ho letto con interesse e dedizione l’articolo. L’emozione suscitata in me è di grande forza e determinatezza; per curisoità ho spulciato anche la pagina riferita alla biografia; ti sono grato per la tua condivisione.
    Antonello

    1. Grazie, Antonello! Anch’io ho guardato tempo fa con attenzione il tuo diario su FB. Credo che potremmo inventare qualche attività telematica parallela. Dovremmo nutrire e sviluppare queste “affinità elettive”. Sto pensando, ad esempio, a qualche modalità di esercizio di scrittura creativa da sviluppare on-line. Che ne dici? Pensiamoci.
      Per ora, ovviamente, grazie dell’attenzione!

  2. Caro Francesco,
    ho sempre guardato con timore all’invito ad entrare nelle ‘stanze’ altrui. Il rischio di dire sciocchezze o di ferire involontariamente è sempre grande.
    Tu inviti i passanti a fermarsi e a dire cosa la tua ‘paginetta’ abbia suscitato in loro.
    Inizialmente, un moto di ammirazione per i ‘passaggi’ numerosi che hanno contraddistinto fin qui la tua vita. Per uno come me, che è stato per 35 anni insegnante, cioè con contratto a tempo indeterminato, è stato sempre facile dire chi fossi e cosa stessi facendo: avevo sentito all’età di dodici anni che avrei voluto insegnare. E quello poi ho fatto. Ho deciso successivamente di essere un Educatore, quindi un Educatore di Exodus, ora un Educatore e basta. Ma la cura degli altri, a cui mi sono dedicato per 23 anni in un Centro di ascolto, è stata cura informale, come quella di tutti gli adulti educatori.
    Ben diverso, è (stato) il tuo caso: tu sei stato sempre sostenuto da una ‘scienza’.
    Oggi approdi alla Filosofia, che non è mai un vano interrogare. In quasi cinquant’anni di studi personali, ho trovato ‘tutte’ le risposte di cui avevo bisogno. Oggi, mi faccio guidare dagli Esercizi spirituali, che, in realtà, ho praticato dal tempo del Catechismo, in preparazione della prima Comunione. Discutevamo di Teologia!
    Il tuo errare in cerca è affascinante, per le sponde che hai toccato. Ho preso tra le mani nel 1972 “La cosa freudiana” di Lacan. Oggi, finalmente – in dicembre – ho potuto vedere la traduzione italiana del Libro XX del Seminario, attesissimo da decenni. Ne parlo, perché nella carta della tua vita campeggia il busto di Lacan, a cui occorre dedicare necessariamente l’intera vita, per arrivare a capire. Oggi, mi guida Recalcati. Incomincio a capire qualcosa, tra Reale, Immaginario e Simbolico.

    Ti chiedo solo una cosa per noi. Racconta il tuo Lacan.
    Io, ad esempio, mi ero fermato all’idea, veramente povera, che l’origine dell’individuo è nel punto di intersezione tra desiderio e linguaggio. In realtà, me ne sono servito a modo mio.
    Sono stato folgorato da un richiamo ricorrente: bisogna leggere. Leggere fino in fondo. Leggere Freud. Leggere Lacan…
    È difficile starti dietro.
    Ti abbraccio con affetto.
    Gabriele

    1. Caro Gabriele
      che tu sia un interlocutore prezioso lo testimonia il fatto che il tuo blog è tra i miei Blogroll!
      Anche se devo metterci mano perché l’elenco è approssimativo e, in qualche caso non aggiornato.
      Ho scoperto giusto ieri che il riferimento al comune amico Paolo Ferrario è semplicemnente sbagliato. RImanda ad un altro Paolo! Provvederò ma faccio sempre fatica ad inseguire ciò che appare da fare.
      Quanto a noi i nostri percorsi si intrecciano continuamente in tappe tipiche ed obbligate.
      Io prima “esercizi spirituali” (con Corrado Pensa, il Buddismo e lo Yoga) poi la filosofia. Giunta come un appello alla “resa dei conti”.
      Ciò che di me ti appare sostenuto da una “scienza” può essere l’esito di una disperazione.
      Tu dici di aver trovato (o così l’hai vissuta) “tutte” le risposte di cui avevi bisogno.
      Non posso dire altrettanto!

      La domanda cruciale che mi poni, l’esortazione, è quella a parlare di Lacan.
      Qui davvero mi tremano i polsi ma ci proverò!
      Da giovane, negli anni 70 Lacan mi ha insegnato a contare fino a 3! Immaginario, Reale, Simbolico.
      Questa triade è poi rimasta uno strumento fondamentale del mio cercar di contare.
      Ma forse era già in Hegel.
      Più recentemente la lettura della biografia di Lacan della Rudinesco mi ha confermato l’importanza che per Lacan ha avuto lo studio di Hegel presso il mitico seminario di Kojève.
      Ancor più recentemente, quel poco che di tutto ciò ho assimilato in gioventù (e apparentemente dimenticato) ha ispirato forse lo spirito dei miei tavoli di scrittura creativa.
      Esercizi linguistici come per Hadot esercizi filosofici.
      Mi sento più “lacaniano” quando conduco quelle pratiche che non quando esercito come analista.
      O meglio, da che ho introdotto la scrittura anche in seduta mi sento più “lacaniano”.
      Sono impressioni buttate giù a caldo. Mi sento esortato da te a riprendere.
      E di questo ti ringrazio.
      Cercherò di riprendere il discorso nelle paginette.
      Grazie ancora!
      A presto.
      PS come ho scritto stamane ad Antonello Bellanca vale anche per te.
      Dovremmo trovare il modo di confrontarci in modo più serrato. Potremmo fare qualche esperimento di innesto l’un l’altro nei nostri blogs.
      In fondo io e te abbiamo già l’esperienza della collaborazione nella pubblicazione del libro “Angelica-Mente”.
      Non perdiamo l’occasione di ricordarlo ai nostri lettori : http://www.inmilano.com/eventi/angelicamente-zephyro-edizioni

  3. caspita…tutte le volte che leggo i tuoi post non riesco mai a percorrere il senso di marcia della scrittura…a volte desisto..salto tra le righe e capito quasi sempre su qualcosa che va bene per me, ma non credo di aver mai letto tutto intero, tutto di fila (a parte le paginette sul giordano e sul natale, ormai un po’ datate, ma sempre”attuali”) un tuo post. Non ne sono in grado, perdo i pezzi…
    oggi invece, sucessone…non so cosa è stato,ma qualcosa mi è saltato sulla schiena, ma essendo dietro di me non so cos’è!!!!!!!!!!! come al solito! grazie comunque
    marta

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