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Malattia che (s)colpisce

Malattia che (s)colpisce
Un’altra interruzione nel ritmo delle pubblicazioni.
I motivi sono molti e di molteplici origini. Motivi legati alla mia salute ma non solo.
Sovraccarico di impegni.
Necessità di ripensare un anno lavorativo. Un progetto 2011-2012 che vedrà qualche novità.
Per quanto riguarda la/le malattie, da tempo ho capito che, al di là della mia condizione di invalidità, alla mia età occorre rapportarsi alla propria salute in altro modo.
Averne più cura e rinunciare tendenzialmente a sentirsi “giovanili”.
Cercare di mantenersi “giovani in spirito”, nel senso che già ho delineato in Elogio della giovinezza.
Per molti individui, nei dintorni dei 60 anni, molte cose o anche soltanto idee su se stessi, vanno lasciate andare.
Paradossalmente è proprio il lasciar andare quanto è “giovanile” che rinnova e rifeconda lo spirito.
E’ per questa via che già prima dei 30 anni un poeta come Bob Dylan, giovane in corpo, ma già carico di antica ebraica sapienza, può escalmare “Ah, but I was so much older then, I‘m younger than that now”. “Ero molto più vecchio allora, son molto più giovane adesso!”
Quindi nella mia vita, ma credo ed auguro in ogni biografia, la rinuncia a qualcosa è spesso premiata dalla conquista di qualcos’altro che sembra arrivare in modo gradito e inatteso.
Spesso incontro persone che mi trovano bene. Magari son da poco uscito dal Pronto Soccorso di un ospedale!
Lasciarsi scolpire dalle avversità, dal destino, dal tempo che passa spesso ci conferisce umano spessore.
E’ una considerazione che ho fatto in passato su diverse persone più anziane di me da cui ho ritenuto di poter imparare qualcosa.
Lasciarsi scolpire è spesso premiato da doni inattesi.
La malattia colpisce e, spesso, se non uccide, s-colpisce e può portar nuovi doni. Spero di poterli condividere qui tra non troppo tempo. In questo anno di lavoro e di mutamento che sto progettando.
Condividerli coi lettori/pazienti. Pazienti lettori!
Scelgo questa immagine che mi appare significativa in modo inatteso.
E’ uno scatto di Arianna Ianua, che ringrazio, nel corso dell’ultimo tavolo di scrittura creativa.
Mi appare qualcosa che ricorda il tema della croce.

4 pensieri su “Malattia che (s)colpisce

  1. caro francesco
    fra poco compio 63 anni. siamo dunque contemporanei. abbiamo vissuto il tempo storico contemporaneamente
    il caso non mi ha consegnato una malattia invalidante di alta intensità, anche se vivo quotidianamente i segni dell'invecchiamento e le sue conseguenze
    non guardo con nostalgia il mio passato. e non trovo tante virtù nella giovinezza: nè in quella auto biografica, nè in  quella socioculturale.
    piuttosto mi faccio accompagnare da un pensiero sapiente che riesce a dare senso a questo passaggio. proprio ieri ho acquistato l'ultimo libro di emanuele severino LA MORTE E LA TERRA, dove trovo questo seme: "se è una fede che i ricordi ricordino qualcosa di passato, tuttavia, se lo ricordassero, se cioè in qualche modo si riferissero a un passato, ricorderebbero un eterno" (pag. 539)
    il mio auguro per te è: "buoni eterni"
    un caro saluto
    paolo

    1. Caro Paolo
      Grazie, non solo dell’attenzione, ma anche della chicca di Emanuele Severino!
      L’hai appena acquistato e sei già oltre pagina 500!
      Grazie davvero.
      Mah, pur avendo scritto cose diverse, anch’io condivido il tuo modo di sentire.
      Certo l’idea di tornar giovane mi atterrirebbe!
      Credo che in ciò che chiamo giovinezza vada valorizzata la disponibilità plastica ad aprirsi al nuovo. A quello che Bateson chiama APPRENDIMENTO 3 e che indica possa avvenire normalmente non più di 2 o 3 volte in una biografia.
      Giovinezza per me significa rimanere aperti all’ascolto del nuovo e del buono del nuovo in ogni sua forma.
      Un caro saluto e buone ore autunnali!

  2. Ciao Francesco,riapro il mio "grazioso"PC dopo una settimana di latitanza.E' molto presto ed io sono qui a chiedermi come il tuo articolo "cada a fagiolo",come si dice da noi,in questo frangente della mia vita.Sono reduce da una corsa a Milano perchè mio marito ha accettato la carica onorifica di cui credo ti parlai tempo fa;io sono, di una grande famiglia ,la malata ufficiale,oramai istituzionalizzata,ma se c'è da muoversi verso nuovi lidi devo trovare la forza miracolosamente di agire come se fossi al massimo delle mie potenzialità.Mi ha colpito quindi particolarmente quel poco che ho potuto leggere,che cercherò di tradurre parlando con mio marito,nella speranza di dissuaderlo senza essere troppo intromettente.Lui afferma esattamente il contrario di quanto tu assumi:ha 62 anni,i figli lo hanno un pò "detronizzato",per lo meno in velocità ,nell'ambito dello Studio Legale quindi…si riparte…si va a fare il PM a 1000 km di distanza,in una realtà del tutto diversa perchè "così si rimane vivi".Parole sue.Durante questo rimanere vivi,stando a Milano,ha avuto una crisi ipertensiva e…siamo finiti al Pronto Soccorso.Io so quanto mi sarebbe facile ricorrere in "appello" e richiedere dopo tanti anni un pò di tranquillità ma gli leggo sul viso il dolore della rinuncia se ciò dovesse verificarsi,quindi non insisterò.Questo sproloquio per dirti che condivido pienamente la tua posizione e ,se me lo consenti ,aggiungerei che l'importanza del vivere è dato anche dalla tranquillità con cui appunto,si vive.Trasformarsi in trottole quando l'età o le prove della vita ti hanno "scolpito" per una certa collocazione,ti fa perdere la gioia di godere di quel poco o molto che hai comunque conquistato.Chi l'ha detto che dobbiamo sempre metterci alla prova?Se la mente può non avere limiti nel suo cercare,studiare,approfondire,creare…non è detto che il fisico necessariamente debba rispondere conformemente.Mi trovo ora ad intraprendere una lotta impari o,a mia volta,ad essere costretta a modificare definitivamente la mia esistenza forgiandola sulle decisioni altrui…o abbandonando il gioco.Sei la prima persona con cui riprendo contatto.Ti saluto fraternamente.Adele-

    1. Fraternamente saluto, ringrazio dell’attenzione e provo a risponderti!
      Continuando con le simpatiche metafore legali che hai introdotto, dichiarerei subito la solidarietà e quindi un po’ di “difesa d’ufficio” a tuo marito? La difesa d’ufficio è una conquista della società civile!
      Mettici anche un pizzico di solidarietà maschile.
      Il vero problema, a do là di quanto mi sento di scrivere qua e là mi sembra un altro!
      Se ci riconosciamo malati (e dobbiamo farlo, se ci portano d’urgenza in PS) dobbiamo accettare di curarci e di farlo nel modo più efficace possibile.
      Dopo anni di cure inadeguate e improprie anch’io ho avuto attacchi di FAP con recidive.
      Non ho più avuto recidive dopo aver trovate le cure efficaci.
      Le cure efficaci che curano ad esempio la FAP…. diciamolo per esteso che già il nome aiuta a capire…. FIBRILLAZIONE ATRIALE PAROSSISTICA…..
      le cure efficaci automaticamente ci aiutano a capire i nostri limiti.
      È noto che l’iperteso dice sempre di sentirsi bene fino a poco prima del ricovero,
      Facilmente le terapie anti-ipertensive ci fanno sentire inizialmente “sotto tono”.
      Col passare del tempo e con il giusto monitoraggio della cura, un cuore che lavora con meno fatica, lavora anche meglio e comprende piu facilmente i propri limiti.
      Questa la mia esperienza.
      Il vero problema quindi non sta nel proposito dichiarato ma nella volontà di prendersi cura di s’è!
      In altre parole, come credo nel valori della psicosomatica, credo anche in altrettanto valore della SOMATO-PSICHICA.
      Un caro saluto!

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