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Diafanoscopio – Note in margine alla personale di Barbara Santagostini – “dia faino sKop” – 19-20 dicembre 2015, Milano

Diafanoscopio

Ricordi di una studentessa

[quote align=”center” color=”#999999″]Ero al primo anno della Terapeutica Artistica a Brera e come esame finale del corso di Cromatologia dovevamo portare un’opera sul vuoto, dopo averci lavorato durante l’anno. Chiaramente i rimandi studiati erano il Nero, il Pozzo e qualcosa che per assurdo contiene perché se qualcosa è vuoto significa che può essere anche riempito e come in quasi tutte le occasioni di ricerca personale e artistica, lo stimolo arriva “per caso” e sempre come gioco. Tornare bambino e inventare un nuovo gioco con quello che si ha di meraviglioso davanti agli occhi. Così nasce questo lavoro. Unisce immagini che vivono dentro la mia fantasia da tempo e la presenza/assenza di un corpo per me sempre al centro d’interesse.[/quote]

Da queste parole di Barbara Santagostini veniamo messi al corrente della genesi del lavoro artistico che andiamo a presentare.
Questa giovane studentessa di Terapeutica Artistica ha cominciato così a scrivere, disegnare, decorare e figurare qualcosa d’altro sulle immagini delle radiografie. Ha scelto queste immagini radiografiche come piattaforma per figurare il Vuoto che vi ha riconosciuto.

Foto 1 di Barbara Santagostini

Ma ogni evento di questo genere, ogni atto espositivo di opera d’arte, richiede come presupposto un incontro. Quello tra un artista ed un espositore che lo accolga.

Non ha avuto gran sorte, Barbara, ad incontrare un espositore men che dilettante come il sottoscritto.
Non sono certo un espositore qualificato ma, offro in cambio, il destino singolare che rende suggestivo questo incontro.
Sono figlio di un radiologo e la mostra di Barbara avviene nei locali della sua casa e studio che ho ereditato da lui.

 

Scrutare l’uomo attraverso… il vuoto

Ho sempre fatto lo psicanalista e ho spesso scherzato sul fatto che la continuità di vocazione professionale tra mio padre e me, non stia tanto nel riferimento al corpo umano (io non sono infatti un medico) ma nel fatto che entrambi, in qualche modo, abbiamo dedicato la nostra vita a guardare l’uomo attraverso.

Entrambi abbiamo scrutato quel pozzo-nero, quel vuoto, quella voragine, cui accenna Barbara a proposito della nascita del suo gioco di cui ospitiamo le tracce.
Negatoscopi e radiografie alle pareti sono stati elementi familiari alla mia esperienza infantile.
Mi sono apparse quindi immediatamente familiari le radiografie che l’artista espone sovra-disegnate. Le incisioni, i tatuaggio che appaiono in trasparenza.

Scrive Barbara in proposito:

Foto 2 di Barbara Santagostini

“Il diafanoscopio o negativoscopio è quello strumento che i medici radiologi utilizzano per retroilluminare le radiografie. Mediante questo schermo luminoso il medico riesce ad osservare e ad analizzare la trasparenza e l’opacità di organi e tessuti umani per formulare una diagnosi.

Il termine deriva dal greco dia, attraverso, faino, trasparire e la radice skop che vuol dire vedere. In sostanza il suo significato è saper vedere attraverso le trasparenze, esattamente ciò che sta alla base della mia ricerca: un gioco più che una ricerca ma il gioco è la ricerca primaria che ci guida alla scoperta del mondo e di noi stessi. Allora ho preso in mano una di queste vecchie lastre, senza sapere di chi fosse o che cosa ci fosse impresso ma ci ho visto volti, animali, radici, tatuaggi e tessuti, fili colorati, buchi da trapassare e poi semplicemente organi, viventi.”

 

 

L’isterica che si scrive sul corpo

Studiando la nascita della psicanalisi nella mia formazione mi sono fatto anche una personale interpretazione dell’isteria che, come sappiamo, ha dato origine alla psicanalisi. Siamo in molti a considerare che la psicanalisi sia stata inventata dalle cosiddette isteriche. Le donne sensibili, colte e tormentate che hanno guidato i passi del dottor Freud che si era impegnato a curarle e a condurle a più banale condizione di buona salute. Ne ho già parlato estesamente.
La storia ci dice che queste signore erano appunto personalità non comuni.
Hanno sedotto da subito molti dottori.
Erano donne sensibili e colte e da loro sono emerse personalità impegnate per l’affermazione dei diritti dei sofferenti, crocerossine e artiste, pionieri del Movimento delle Donne, anche psicanaliste.

Studiando le loro storie mi sono fatto l’idea-immagine che le cosiddette isteriche, queste donne che si ammalavano ignorando le più elementari leggi della anatomia e fisiologia, esprimessero con questi sintomi un’altra verità, un altro-vissuto che non era dato loro esprimere in altro modo.

L’invenzione della psicanalisi ha colmato questa lacuna. Questo vuoto di espressione e di parola.
Ha permesso di acquisire un linguaggio capace di ascoltare quanto queste donne scrivessero sul proprio corpo.

Si, dagli anni degli studi giovanili mi sono creato questa immagine: l’isteria è quel regime in cui ci si scrive sul corpo ciò che non si riesce a dire in altro modo.
E facilmente lo si scrive in modo sgrammaticato (l’ignoranza isterica della fisiologia) o lo si disegna, lo si ideogramma.
Le generazioni in cui l’isteria è comparsa con minore insistenza (da quando ormai anche a partire dalla psicanalisi si può dire senza timore tutto e il contrario di tutto) compare a livello di massa il tatuaggio sul corpo.
Un modo molto più modesto di scriversi addosso.

Era quindi importante impiegare questa digressione per arrivare a questo punto assolutamente centrale all’intesa, a mio vedere, delle opere di questa artista.
Barbara scrive, sovrascrive, disegna, tatua l’immagine radiografica.
Attraverso quella opacità, che qui appare in trasparenza, retroilluminata dal diafanoscopio, fa emergere un mondo immaginifico.
Un mondo immaginifico che riesce, grazie al suo tratto, al suo graffito, a penetrare fino a quella vuota oscurità.

Il cardinale rifiutò di guardarci, attraverso quel vuoto.

Occorre ora fare un altro passo.
Le immagini radiografiche convenzionali, al figlio di un radiologo, sono sempre apparse menzognere.
Non ho mai creduto che noi si sia fatti così.
Ho sempre esercitato il beneficio del dubbio.

Foto 3 di Barbara Santagostini

 

Mio padre passeggiando per strada, negli ultimi anni della sua vita, mi confidava che guardando i corpi dei passanti che gli venivano incontro, vestiti ed incappottati, percepiva immaginativamente il torace o il tubo digerente di ciascuno.
La cosa mi ha sempre fatto orrore.
Che strano modo di guardare il corpo attraverso…
Un modo fin pericoloso di attraversare il corpo con raggi X per vederne uno scheletro.

L’immagine di un morto che cammina. Uno scheletro e l’ombra degli organi interni.
Molto più eleganti le visioni delle medicine antiche coi loro chakra, coi meridiani.
Forse l’ago di Barbara che cuce amorevolmente le radiografie col suo filo colorato, sovrascrive meridiani immaginari alla desolazione di quelle ossa. Vede diafane creature emergere attraverso il mondo di ombra degli organi interni.

No, se fossi stato al cospetto di Galileo e del suo cannocchiale, come quel certo cardinale, avrei rifiutato di affacciare l’occhio a quel malefico pertugio.
Il corpo umano non è quello che si vede da lì.
Quello è lo spettro di un morto che cammina.

Radiografia come schermo dell’immagine del Vuoto

E siamo così giunti a quel vuoto che la studentessa della terapeutica artistica a Brera ha scelto come piattaforma. Un vuoto su cui istoriare le sue visioni.
Non mi resta che concludere questa riflessione e vorrei farlo in modo sintetico e immaginativo. Come piace a me.

È relativamente facile vedere figure del mito, sirene o silfidi proiettarsi sullo schermo di un bel paesaggio di natura irlandese.
Ma solo la nostra Biba, Barbara Santagostini, ha la forza e il coraggio di affrontare le immagini crudeli e indiscrete di una radiografia e riesce a scorgervi immagini di quel mondo spirituale.
Ciao Biba, che tu possa ricevere l’attenzione che meriti!
Tu che così bene impersoni il ruolo fondamentale che nella conclusione del mio libro indico come l’avvento delle “sorelline”.
Che sia questo il nostro Avvento 2015, che siano queste le candeline che accendiamo.
Buon lavoro, sorellina, e grazie di essere con noi!

Foto 4 di Barbara Santagostini

 

[message_box title=”La mostra” color=”red”]

è un evento privato a cui però ciascun lettore o amico è invitato ad unirsi.

Chi desideri visitarla può annunciarsi con una telefonata o semplicemente un sms ai telefoni

339 3563584 (Barbara) o 377 6713788 (Francesco) per ricevere indicazioni.

L’inaugurazione, con piccolo rinfresco, avverrà il 19 e 20 dicembre 2015 dalle ore 17.30 alle 20.30.

Fino a tutto gennaio sarà ancora possibile  visitarla tramite appuntamento telefonico.[/message_box]

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