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Della beata stupidità di una psicologa. (Hotel des Invalides)

Molti anni fa ho incontrato una psicologa che era lieta di comunicare, a me seduto in carrozzina, che mai avrebbe avviato una conversazione con con un invalido in carrozzina senza sedersi e porsi sulla stesso piano dello sguardo.
Intenzione che pur ha la sua virtù. Immaginava che la stazione verticale intimidisse l’invalido seduto.
Era davvero una democratica e in questo caso non è un complimento.
Forse la psicologa non ha mai pensato che veniamo da una storia in cui il sovrano era comodamente seduto e governava coloro che davanti a lui sostavano in piedi. 

Ancora nelle mie scuole elementari il maestro sedeva in cattedra e governava tutti e quando entrava il direttore tutti si alzavano in piedi. Era la sua magnanimità a dare eventualmente il segnale: “Riposo”.
Attenti e riposo. Come i soldatini.

Ora, la psicologa un po’ stupida lo era di suo e io non credo che appartenere alla classe degli invalidi, sia una grande fortuna.  Non i Grandi Invalidi della cappella tutta d’oro a Parigi, L’Hotel des Invalides quella di cui si dice:

Luigi XIV desiderava, come i suoi predecessori Enrico III ed Enrico IV, assicurare aiuto e assistenza ai soldati anziani o invalidi delle sue armate; affinché «coloro i quali hanno rischiato la loro vita e profuso il loro sangue per la difesa della monarchia (…) passino il resto dei loro giorni in tranquillità», recita l’editto reale del 1670.
La cupola, tutta dorata, è stata costruita per la cappella privata di Luigi XIV, e ospita oggi al suo interno la tomba di Napoleone.

Fonte della citazione

Mi vengono in mente i marxisti post-sessantottini che cercavano una classe rivoluzionaria. Non sempre il proletariato rispondeva all’appello!
Non credo, da piccolo invalido, che la classe degli invalidi possa essere una classe rivoluzionaria all’interno dell’immaginazione socialista della lotta di classe.
Certo qualcuno ci ha provato e non smette di provarci rivendicando diritti.
Dopo il proletariato che si è “volatilizzato” allo sguardo, nel postmoderno, nella società dello spettacolo, ci han provato le donne. Il movimento delle donne.
Poi i gay fino alla psicologia transgender… un vero catalogo delle trasgressione di una condizione invivibile ormai. Quella della normalità. “Comfortably numb”!
Ma in fondo anche i piccoli invalidi trasgrediscono, loro malgrado, una norma.
L’immagine comunque di uno stato di cose in cui gli invalidi governino il mondo seduti è una immagine curiosa. Qualcuno li chiama “diversamente-abili”. Ma diversamente-abili sono davvero soltanto gli angeli.

Gli antichi sovrani, Padre Eterno  ebraico cristiano compreso, hanno governato seduti e ancora più indietro l’umanità indo-ariana è stata governata, dagli antichi Rishi fino a Gautama Buddha, che sedevano per terra.

Ma l’immaginazione che mi è sfuggita, quella che i piccoli invalidi seduti governino una umanità ipercinetica che non sa stare un momento seduta, è un discorso stupido.
Stupido come quello che me l’ha suscitata.
E poi oggi, governare è una possibilità che non augurerei a nessuno.

Curiosa però una cosa.
Ringrazio il cielo che, pur non potendo alzarmi in piedi da un paio d’anni, io sia ancora in grado di sedere nella posizione del loto.
Come la chitarra che non suono da anni. Ma ogni vota che la prendo fugacemente in mano mi stupisco di non aver disimparato del tutto.

E la cosa ancor più curiosa è che la posizione del loto io non l’abbia appresa nella sale di meditazione o nelle palestre di Yoga.
Nel lontano 1971 presso l’Unità Spianale del Pio Istituto Santa Corona a Pietra Ligure, i fisioterapisti, prima delle loro prestazioni, ci mettevano seduti al tappeto a gambe incrociate. “Stai un po’ lì” e lo dicevano che quell’intrigante accento ligure.
“Stai un po’ lì che ti decontrai. Dopo lavoriamo”.

Sospetto di non essermi più alzato di lì e nella sale di meditazione e nelle palestre di Yoga sono arrivato invalido ma ben preparato. Da vero grande invalido!

 

PS. Ho scritto questa pagina di getto come raramente mi capita. Dopo la stesura del testo, come faccio ogni volta, mi sono messo a cercare qualche immagine per illustrarla e mi è arrivata una serie di immagini davvero pertinenti.

Ma lasciatemi fare una premessa. In questi giorni, per vie del tutto indipendenti da questo discorso, riflettevo sulla relazione tra sapere e Fare

Giocare con la polarità fare/sapere e un gioco che non delude mai. Chi sa. Chi si crede di sapere. Chi fa, chi crede di saper fare. E chi dice di sapere ma non fa e non sa fare…. Ad libitum, per chi a studiato il latino!

Nel bel mezzo di questa riflessione cerco una immagine pertinente al discorso e trovo niente meno che Wiki.How: una Wikipedia per imparare a fare le cose!

Percorrerla è davvero curioso. Se avete tempo provateci!

E’ comunque qui che ho trovato la radice innocente della stupidità della psicologa. Ho capito che queste istruzioni possano essere utili (almeno secondo la nostra immaginazione) a qualche persona, magari straniera, che intenda impiegarsi all’assistenza dei nostri invalidi. Piccoli o grandi.
A loro sarà forse utile la pagina: Come interagire con una persona seduta su una sedia a rotelle !

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