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Verso un colloquio coi lettori

Verso un colloquio coi lettori
La notte prima che Vertigine dei Desideri venisse pubblicato, dormii male.
Come ebbi modo di spiegare, dopo il paginone pasquale, in cui ripetevo a me stesso.. sgranavo il rosario dei misteri nel sublime enigma della Resurrezione… dopo quella pagina amata, ma illeggibile, avevo preso rifugio presso un centro commerciale e, rifiutandomi di uscirne, intrattenni i lettori con i pensieri più intimi che si affacciavano alla mente, a me che percorrevo quel labirinto. Non incontrai alcuna Arianna e…
Temetti di aver parlato di qualcosa di eccessivamente individualizzato.
Che gliene frega ai miei lettori di tutto questo?
Anche se, in fondo a me, avevo l’intuizione che forse il lettore avrebbe apprezzato e condiviso perché… Se abbiamo il coraggio di guardarlo, chi di noi non percorre quotidianamente, in modo analogo (o anche un po’ differente), un analogo labirinto?
Penso addirittura ad una filosofa che stimo molto, Francesca Rigotti (vi raccomando la sua Filosofia delle piccole cose) che scrisse un breve articolo sul periodico luganese della COOP o della MIGROS, sostenendo che la filosofia può apparire e non deve temere il centro commerciale che, in fondo, è oggi la cosa più analoga a ciò che gli antichi greci trovavano nell’ Agorà.
C’era poi qualcosa che mi ha sempre inquietato leggermente.
Da quando ho aperto un blog, fin dai dai tempi di NELLA CURVA DEL TEMPO (oggi non più on line ma interamente riversato qui specialmente nella sezione Antroposofia) accadeva qualcosa di curioso.
Non ricevevo mai commenti. Allora non avevo alcun indizio di quanto il sito venisse frequentato, ma mi accorgevo, incontrando le persone, che veniva letto e seguito con discreta assiduità e attenzione. Certo allora capitava che pubblicassi una paginetta ad intervalli di diversi mesi.
Quando però chiedevo: ma perché nessuno commenta, ricevevo una risposta che non esito a riferire. Potrebbe essere lusinghiera. Potrebbe essere immodesto riportarla.
Invece la riporto tranquillamente perché io la vivevo e la vivo in altro modo.
Mi veniva detto che erano così belli e sospesi in un elemento aereo che si aveva fin paura a commentarli.
No, forse preferirei che fossero commentati. Stare per aria costa fatica! E poi si è tanto soli!
Non a caso, dopo quei primi anni, intorno al 2008 – 2009, entrai come molti, nel Social Network, prima FaceBook poi Twitter e lì trovai una dimensione, inedita per me, di incontro e di colloquio con i lettori.
Sicuramente anche la mia scrittura (e quella di molti) cambiò in questo senso.
In quei primi anni molti analoghi blogs furono interamente riversati nel Social Network finché non si costruì la nuova modalità che tuttora usiamo. Quella di “lanciare” i contenuti dal Social Net verso i blogs e i siti personali.
Era indispensabile porre sullo sfondo questo paesaggio, evocare queste origini per tornare a ciò su cui oggi avevo iniziato a riflettere.
La notte prima di pubblicare Vertigine dei desideri, come dicevo, dormii male. Pensai: un altra delle paginette solipsistiche… Invece, fin dal mattino ricevetti più commenti del solito e non solo quelli pubblicati e ancora leggibili. Altri mi scrissero privatamente testimoniando riscontro e interesse nel proprio vissuto personale.
Beh, mi sembra un segnale importante su cui riflettere, sia per indirizzare l’obbiettivo del mio scrivere, sia per cercare di promuovere, come mi piacerebbe un colloquio più diretto e intimo col lettore.
Evidentemente non scrivo solo per una esigenza personale ma anche per….
Beh, continuerò la mia riflessione.
Secondo voi per cosa e per chi scrivo?
Prevedo qualche piccolo colpo di scena. Almeno nelle mie di risposte! Spero anche in voi.
Nel frattempo chiedo ai lettori/lettrici (sarebbe meglio, anche per cortesia dire lettrici/lettori ma… se è uscito così ci saranno motivi culturali… non mi pare di essere particolarmente maschilista!) il loro parere su queste prime riflessioni.
E’ davvero così difficile commentare una mia paginetta?
Ci sarà qualcosa che devo ancora capire, se la stessa pagina su FB risulta molto commentata… forse che il sito è una sorta di vetrina di museo?
No, vi prego… se è così proviamo a smontarla!
Intanto vi offro la mia immagine al lavoro in accappatoio. Con gli amici di FB abbiamo già scherzato tanto. Era il primo di maggio e son rimasto tutto il giorno a scrivere sul lavoro. L’ultima puntata deve ancora uscire.
Nel primo pomeriggio poi però mi son vestito!

6 pensieri su “Verso un colloquio coi lettori

  1. Me lo sono chiesta spesso anche io , man mano che mi trovavo a leggere con piacere crescente le sue "paginette", perchè non mi sia mai passato per la mente di commentare. Certo i suoi  "pensieri" sono davvero come dei piccoli gioielli. Definirli belli è semplificativo credo. perchè non commentarli?  Senso di inadeguatezza? Forse,  ma in fondo poco credibile , sono inadeguata in molti argomenti, ma commento  o chiedo  spiegazioni senza  troppe remore,  ed allora mi  sono data da tempo una spiegazione  tutta personale: ogni suo pensiero si rivolge alla anima, o  forse è meglio parlare di coscienza di sè, non lo so. Comunque cogliere le impressioni , i moti, le paure ed i sogni della propria anima è cosa più che difficile , immagino non solo per me. Una cosa per quanto mi riguarda è certa: aspetto  la sua mail domenicale, qualunque  argomento  tratti, il leggerla mitiga in parte le mie ansie ( e sono un tipo ansioso ) .  Per fare un paragone, mi procura lo stesso pacato e magico piacere  che provo  nel mio povero giardino abbandonato  per vari motivi,  e nel quale ricomincio a muovere i primi passi, fisici e no.  Ci sono altre sensazioni  da  fare emergere, ma leggendola  e  dedicandomi alle cose che amo, forse arriverò a "vederle"
    Marista

  2. Ciao Francesco, io sono una delle rare che commentano.. sai perché? perché anche io soffro di questo "vuoto" che nasce in qualsiasi autore di un pensiero, quando nessuno commenta, e non mi bastano le mails o altre situazioni in cui mi si dice "ti leggo sempre! mi piaci troppo!" .. piaccio troppo? ma allora perché non mi si mette un pezzetto piccolo piccolo di cuore, una piccola traccia di un passaggio?.. molti rispondono: mi sento inadeguato, e poi è bello così.. ossia scritto ma non commentato. Insomma fratellino accontentiamoci, in fondo non riceviamo nulla di negativo come insulti o ironie.. solo un gentile silenzio.. Bacioni! Clary

  3. Lascia il tuo commento qui 
    Caro Francesco, per me la gente si è solo persa tra mille dispersive attrazioni di molteplici fonti tecnologiche e non, invasa dalla solitudine più nera dove la parola corre e non si ferma mai…impossibile cogliere sfumature e riflessioni, l'individualismo ha oltrepassato tutti i ponti lasciando  indietro la parola…PER quel che riguarda il mio modo di sentire preferisco il telefono o meglio ancora, una stretta di mano uno difronte all'altro così posso percepire l'emozioni, che scorrono con le parole…BUON LAVORO Ausilia Minasi  

  4. A volte penso che stare in volo costi fatica ma… almeno si è da soli. È uno stato di apparente misantropia. Infatti, non ha nulla a che vedere con gli umani, più che altro con i volteggi. Ché se solo i labirinti non fossero fatti d'aria, ancora ancora ci si potrebbe accontentare delle orme lasciate, e andare avanti. E, invece, i volteggi sottolineano l'invisibilità dei percorsi, e forse l'unico elemento in grado di svincolarli dall'effimero è proprio la condivisione.
     
    Che sia materiale, verbale, sonora, scritta… ma davvero un percorso senza molliche può lasciare senza traccia il creatore dell'aria? Non trovi che, almeno a volte, le impronte lasciate siano in fondo ingannevoli, e che ci possano portare a dei circoli viziosi?
    Penso, in questo caso, a qualcosa che conosco bene, che mi è vicino… a certe mie immagini: quelle che so in anticipo che piaceranno, ma anche quelle che mi rifiuto di pensare che piaceranno, proprio per non essere indotto a ripetere quel cammino, abbandonando forse un silenzio profondo, e qualche incomprensione molto più promettente rispetto a un plauso estemporaneo.
    Ma non c'è anche nei bambini, e nei nuotatori, e nella sospensione del respiro educato, un'apnea che all'improvviso si scioglie? E se proprio quella fosse la soglia dell'incomprensione che, in un passaggio liminale, nasce come materiale nuovo, pronto per essere condiviso? Silenzio che si spezza e poco a poco si apre, nel lasciare andare, diventando patrimonio comune.
    Comune… ma pur sempre di pochi, e anche tra questi le resistenze non sono quelle del silenzio indolente o del cauto timore di frantumare l'incanto di un qualche zoo di vetro. Che poi, come anche in Tennessee Williams, quella trasparenza non rappresentava altro che l'impermeabilità di un'anima.
    È questa la distanza tra il perché della lettura e la necessità di un po' di aria nuova? La solitudine, forse solo apparente, eppure fastidiosa, che produce il vuoto, l'assenza di volti, di parole. Eppure, sono convinto che almeno alcuni, fra i tuoi lettori, comprendano bene la sincerità delicata con cui scrivi, e che semplicemente non siano sicuri di poterla restituire in un commento.
    Buon lavoro, Francesco.
    stéfano

  5. bè il fatto che nei blog si commenta meno è proprio colpa anche dei socialnetwork dove gli utenti sono più “abituati” a interagire e postare… poi dipende dai contenuti che si postano, tipo negli articoli dove si spiega qualcosa solitamente chi commenta è per chiedere ulteriori informazioni. 🙂 Esistono anche delle strategie per favorire l’interazione…
    ps
    a me i centri commerciali non mi piacciono per niente, meglio un bar come luogo dove scambiarsi idee! 😀

    1. Grazie dell’attenzione!
      Attenzione ad una pagina particolare.
      Di tutte quelle che ho scritto in questi mesi, forse è l’unica che non riscriverei.
      O che non riscriverei così.
      Contiene forse una falsa domanda che giustamente tu hai deostruito.
      Come sto facendo anch’io. Cercando un relazione più diretta ma non necessariamente telematica.
      Nello stesso giorno, su questo sito, ho ricevuto un altro commento che chiedeva la possibilità di una occasione di lavoro insieme (scrittura creativa e simili).
      In effetti la creazione di queste occasioni di incontro reale è ciò a cui sto lavorando in queste ore.
      Una specie di bar-laboratorio di incontro reale.
      Neanch’io amo i centri commerciali. In questa pagina ne ho fatto appunto un esercizio meditativo di tolleranza!
      Allora come dice qualcuno: forse ci troveremo a bere in qualche roxy-bar e a scambiarci nuove idee!
      Buon autunno! A presto!

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