Vertigine del Tempo

Occhiali


Due pensieri mi accompagnano ogni giorno nella relazione con questo oggetto prezioso.

Dall’età di quarantadue anni circa, non sarei in grado di leggere senza farne uso. Il mio oculista disse subito che era buon segno. Coloro che dopo i quarant’anni non sapessere che cosa fosse la presbiopia non sarebbero state, a suo, avviso, persone dalle sviluppo “normale”.
Non che io creda ci sia più nulla di “normale”al mondo…
Mi sono però figurato che lo sviluppo dell’essere umano comporti il lasciar andare, l’indebolimento di questa funzione. C’è forse una logica nel fatto che il mattino indossiamo prima la camicia e poi la giacca e il cappotto e quando ci spogliamo seguiamo ovviamente il senso inverso. Così le facoltà di cui ci si ammanta. Di cui ci si veste e ci si spoglia. Né la nascita né la morte avvengono in un unico momento. Sono processi progressivi.

Si tratterebbe quindi di lasciare andare non il vedere ma la capacità di leggere che abbiamo acquisito durante la scolarizzazione.
Che così sia o non sia secondo ragione, in fondo, poco mi importa.
Soprattutto poco importa alla vita che, fortunatamente, scorre ben al riparo dai nostri pensieri. Passa altrove.

L’affermazione del mio oculista, l’evidenza del mio sintomo, non muovevano in me teorie, ma piuttosto una sorta di scintilla immaginativa. Che tendeva poi a diventare esortazione morale. Diceva: “Smettila di leggere!”
Se, tutto sommato, il buon Dio, prima di morire, avesse disposto le cose secondo un suo disegno… Se ci fosse un buon motivo per non poter più leggere dopo i quarant’anni?

Ma Dio è morto dimenticando di spiegarci un sacco di cose. Certo, esiste il Testamento di Dio. Quello che comunemente chiamiamo La Scrittura. E sono in molti a credere non si tratti soltanto del libro chiamato La Bibbia. Ma lasciamo andare anche questo. Che ce ne importa, in fondo? Torniamo al fatto che il buon Dio non abbia voluto che si leggesse più dopo una certa età.

Certo, fatta la legge, trovato l’inganno.
Spinoza, Galileo, i cannocchiali, le lenti. L’Illuminismo ci ha messo lo zampino. Han messo le mani un po’ dappertutto e questo, sinceramente, mi secca un po’: praticamente ci tocca leggere finché campiamo.
Io cerco di resistere, come resistevo da ragazzo ma, con le mie lenti multifocali… Ho preso le prime che c’era ancora la lira e da allora le chiamo “gli occhiali da un milione”. Con le mie lenti multifocali vedo dappertutto. Anche ciò che preferirei non vedere. Siamo la caricatura di una enciclopedia ambulante. ‘Lascia o Raddoppia‘ ci ha segnato un po’ tutti. Leggiamo e leggiamo. Sappiamo un sacco di cose.

Non importa che poi, se siamo onesti come il dottor Faust, in fondo sappiamo di sapere ben poco. Portiamo a spasso l’idea che il nostro sapere possa accrescersi in perpetuo. Come il PIL delle nostre economie. Si pubblica nel mondo una quantità esorbitante di carta stampata. Carta moneta?

Forse il buon Dio voleva da noi altra cosa. Che a quarant’anni si smettesse di leggere e si cominciasse a riflettere.
Si digerissero le cose lette e non si continuasse a mangiare nella grande abbuffata.
In altre parole che a quarant’anni finisse la campagna-acquisti.
Ma qui invece avvenne il putiferio.
Alla morte di Dio i libri, gli editori, gli stampatori misero in piedi un pandemonio. Ormai si poteva stampare di tutto. Lo si vede bene oggi come il potere della carta stampata, concentrato e amplificato, sia finito nelle mani di pochi.
Mi appare una giusta punizione. Che si smetta di leggere ma che si provi a pensare!

Da parte mia ci ho provato a tener duro. A continuare a leggere fino ai cinquant’anni ed oltre ma poi un movimento chiaro, inizialmente spontaneo e inavvertito si è impossessato di me.
Più viaggiavo alla volta dei sessant’anni (cui giungerò a giorni) più mi tornavano tra le mani le cose che leggevo quando avevo trent’anni. Ordinatamente: Wittgenstein, Deleuze, Barthes, Lacan, Derrida…. E non importa scoprire quanto il secondo detestasse il primo.
Non importa di come e che cosa ciascuno di loro pensasse del mondo o di sé stesso.
Mi son sentito io-lettore chiamato in questione.
Rileggo ma mi basta davvero poco rispetto a quanto leggessi una volta. Quanto a nuove letture, non mi è per nulla facile anche se cerco di farlo. Per non parlare di giornali e riviste che già sempre ho mal tollerato.
Preferisco tenermi aggiornato scrutando il mondo riflesso negli occhi degli altri. Di carta stampata son pieno. Preferisco sapere e leggere i pensieri dei miei amici che, come me, si arrampicano su questa parete. I compagni di cordata. Quelli che incontro nel cosiddetto Social Network.
Twitter lo ricevo anche dal telefonino. Al mattino mi sveglio, inforco gli occhiali e guardo cosa gira nel volto e nelle parole di chi si muove e va al lavoro.
Mi interessa @giowile. Sergio Gridelli, un copywriter coi piedi saldamente piantati nelle nuvole. Che cosa ha pensato mentre ha preparato il caffè. Probabilmente è solo anche lui e si sveglia prima di me. Scrive buoni pensieri. Non lo conosco personalmente e, francamente non ho una idea precisa nemmeno di cosa sia un copywriter. Ma cosa importa? Allora che gusto c’è a interessarsi di ciò che si sa già? Comunque anche lui porta gli occhiali e ha toccato la quarantina. Quindi è una persona a posto!

Ma questo, che si è un po’ esteso, è solo il primo dei due pensieri che dedico agli occhiali. Il secondo prenderà poche righe.

Ogni mattina compio il rito del lavacro degli occhiali. Si. Da ragazzo mi avevano detto che per pulirli bastava alitarci sopra, come ha fatto il buon Dio con la seconda creazione. Alitare e strofinare.
Quando ho preso gli occhiali da un milione mi hanno spiegato che non si fa così. Bisogna lavarli con acqua e sapone. Ma ogni quanto? L’oculista che ha la mia età ed è nato un giorno prima di me, mi dice che lui al mattino, quando si lava la faccia si lava anche gli occhiali. Beh uno che è nato un giorno prima è uno più anziano. Uno che comunque è in grado di dare consigli.
Così ho cominciato a far come lui. Ogni mattina, entro in doccia con gli occhiali e, mentre aspetto che l’acqua si scaldi compio il lavacro degli occhiali. Conservo i pezzetti di sapone troppo piccoli per questo rito. Una saponetta per il corpo e una scheggia per lavare gli occhiali e, da un po’ di tempo, mentro lo faccio penso al tema evangelico della purificazione dell’occhio e dello sguardo di cui ho parlato nel post precedente.
Prego che il mio sguardo sia pulito e che l’occhio sia adatto e capace a discernere il bello ed il bene.

3 pensieri su “Occhiali

  1. Pubblico con piacere il commento apparso stamane su Twitter per mano dell’amico virtuale, il copywriter Sergio Gridelli (@giowile) che, non smentendo il valore della mia stima mi scrive:
    “Grazie, bel racconto! Gli occhiali hanno un qualcosa di inviolabile. Da bambini, prima di fare a botte, andavano tolti. ;-)”
    Frase che meriterebbe l’esergo!
    Grazie, Sergio, alla prossima!
    ffw

  2. Ah ah! : D
    Dunque: ho quasi 45 anni e da un anno o poco meno allungo le braccia per leggere, dapprima inavvertitamente, ora con stupore crescente… dall’oculista ancora non ci sono stata… ho così tanto da leggere ancora! dico, prima di mettere gli occhiali e riflettere… : D
    A proposito del buon Dio, secondo me voleva che inventassimo gli occhiali e che scegliessimo a volte di leggere a volte di non farlo ma tenendo gli occhiali sul naso, così, per gratitudine verso la nostra libertà!
    Un abbraccio forte! L.

    1. Laura, insieme a Clary, costituisce la nostra modesta famigliola su FB. Siamo due sorelle e un fratello. Forse tre orfanelli. Io realmente, forse voi simbolicamente, non lo so!
      Laura però è anche una dolcissima maestra della scuola Steiner di Lugano e non c’è che da concludere…..
      Queste maestre con la lettura son proprio fissate!
      Un abbracccio fraterno!

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