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Meditazione e biografia

Meditazione e biografia
Quando, alla fine di un discorso, a torto o a ragione, sentiamo che non ce ne importa più nulla, che in qualunque modo finisca la conversazione c’è qualcosa d’altro che portiamo a casa. Qualcosa di ben diverso con cui dobbiamo fare i conti e che permarrà a lungo presso di noi, indipendentemente da tutto ciò che è stato detto…
Quando torniamo a casa e dobbiamo fare i conti con le poche cose che abbiamo e ci viene pure il sospetto di esser qualcosa. Nel migliore dei casi di esser qualcuno…
Beh, lì ci sembra di toccare con mano il nucleo più intimo che per tutta la vita ci portiamo a spasso. L’essenziale che non riusciamo mai ad esprimere interamente.
A quell’oggetto prezioso e virtuale diamo il nome di “biografia”. Non abbiamo la più pallida idea di dove abiti dentro di noi, né di quale sostanza sia fatto.
La cosa più curiosa è poi il fatto che, cercando di evocare e ri-evocare la nostra biografia in momenti differenti della nostra esistenza, ne nascano racconti vistosamente differenti.
Gli stessi avvenimenti (ma saran davvero poi gli stessi?) appaiono e ri-appaiono in contesti e prospettive così differenti…
Scriviamo e ri-scriviamo continuamente la nostra biografia, indipendentemente dal fatto che un biografo si occupi di noi.
Perché bio-grafia, contiene la radice “grafia: scrittura.
E’ il risultato di una operazione di scrittura!
Strano! Ci appare qualcosa di molto più sostanziato di un discorso. Si, perchè ciò che si scrive e ri-scrive è soltanto un discorso.
L’essenziale in noi quindi è solo un discorso?
Giustamente Michel de Montaigne (in uno dei suoi Essais che non ho tempo né voglia di cercare) sostiene infine che, solo un attimo dopo la morte, il senso della nostra biografia può cominciare a definirsi compiuto.
Se arrestassimo la vita di Napoleone all’isola d’Elba, piuttosto che a quella di s.Elena. In un momento di fasto, piuttosto che di sconfitta, avremmo immagini e senso ben diversi. Anche se sia i fasti che le sconfitte sono fatti storici indiscutibili.
Rudolf Steiner, alla cui opera già altre volte ho attinto, ci suggerisce una definizione suggestiva.
La biografia è il corpo temporale dell’uomo.

Curiosa nozione! Siamo abituati a pensare di avere un corpo nello spazio. Istante per istante attraversiamo lo spazio. Ne occupiamo una parte che nessun altra persona o cosa può occupare ma…
Quanto al tempo… Il tempo di cui spesso osserviamo che solo il presente costituisca qualcosa di reale…. Il passato il ricordo, il futuro una fantasia…
Che cosa significa avere un corpo nel tempo? Un corpo temporale?
I cardini del nostro pensare sono imperniati sullo spazio e sul tempo. Celebri nozioni “a priori”.
Non c’è dubbio che la nozione di corpo riguardi il mondo dello spazio.
Parlare di corpo temporale è come parlare allora di colore del suono e di suono del silenzio.
E’ legittimo farlo? E’ illusorio?
Forse richiede solo una operazione immaginativa.
La sensazione di rossore alla guancia del bimbo che siamo stati, quel bimbo che ha ricevuto un ceffone, sembra sopravvivere in qualche parte nemmeno troppo nascosta di noi.
O le tracce di quell’inconsolabile lutto…
Forse, come si fa anche nella scienza, ogni volta che definiamo un concetto, indichiamo anche il processo che lo produce.
Se definiamo la velocità in meccanica, possiamo farlo definendo le operazioni che la misurano. Diversamente Achille non raggiungerebbe mai la tartaruga!
Misuriamo la velocità grazie a calcoli a posteriori. Il tachimetro li rende isantanei, approssimativi, grazie alla velocità meccanica dei suoi calcoli, ai suoi automatismi. La velocità è istantanea solo in un intervallo di tempo molto piccolo. Mai nullo. Altrimenti siam fermi.
Analogamente per definire la biografia dobbiamo ricorrere ad un espediente immaginativo.
Qaulcosa che da sempre lo spirito umano ha concepito come una sorta di esercizio di meditazione presente in molte tradizioni europee. E’ il presupposto di ciò che in molti contesti è definito come “esame di coscienza”.
Se, prima di coricarci, ogni sera, dedichiamo qualche minuto a svolgere a ritroso il film della nostra giornata…
Vediamo il nostro corpo che cammina all’indietro fino al lavandino in cui siamo lavati i denti, poi indietro fino alla poltrona in cui abbiamo passato la serata, alla tavola a cui abbiamo cenato, al percorso, sempre all’indietro da casa al lavoro, alla scrivania dell’ufficio e via all’indietro, fino a ritornare al risveglio al mattino nel letto.
Sembra di riavvolgere la pellicola all’indietro. Di riporre nella custodia lo strumento.
Di mettere a riposo il proprio corpo temporale come pieghiamo i vestiti che ci siam tolti.
Possiamo estendere l’operazione lungo tutto l’arco della nostra vita fino a tornare, immaginativamente, al momento del parto.
E’ forse l’oparazione che, secondo diverse tradizioni spirituali, comincia ad avvenire un attimo dopo la morte.
Quella morte che, come indica Montaigne, conferisce senso alla nostra biografia.
Quel corpo temporale ripercorso, sprofondato all’indietro, è l’immagine più coerente della nostra biografia.
Scelgo come immagine il corpo umano spalancato nello spazio da Leonardo da Vinci.
Dovremmo disegnare qualcosa di analogo secondo l’asse del tempo. Nel cerchio in cui il corpo è inscritto immagineremo il cerchio dell’anno, i dodici mesi, i segni zodiacali che scandiscono il respiro dell’anno.

2 pensieri su “Meditazione e biografia

  1. Sincronia.. qualcuno oggi mi ha posto la classica domanda che richiede la mia bio… ho scritto l'essenziale, fermandomi a circa miei 30 anni.. buffo.. poi ho capito, di averla adattata all'età della mia interlocutrice.. poi ho ancora cercato di capire (perché i fatti essenziali e incontrovertibilmente importanti sono avvenuti dopo) perché avevo omesso gli eventi .. e allora ho misurato la distanza tra intimità e conoscenza. Un abbraccio Francesco!

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