Psicanalisi

Elogio della contraddizione


Forse c’entra Aristotole. La sua Logica ed il principio di non-contraddizione. Forse c’entra il fatto che, consapevoli o inconsapevoli, professiamo tutti una scelta filosofica di cui non siamo coscienti. L’abbiamo bevuta con il latte materno e lo studio della filosofia spesso serve solo a prenderne coscienza e a purificarcene.

Sarà che in fondo portiamo nella psicologia, nel considerare la nostra anima, pezzi di fisica, di meccanica, di idraulica o in questo caso di logica, assolutamente fuori luogo e contesto.

E’ nota la brillante osservazione di Gregory Bateson che sbotta: ‘Ma questa metapsicologia freudiana… è costruita proprio come una pompa idraulica! Con quegli ingorghi di pulsioni.’ La psicanalisi come sturalavandino! (L’ultima immagine è colorita da me).

Non eravamo ancora pronti a raffigurarci la vita dell’anima.

Fino alla fine dell’800 la psicologia era una parte della filosofia. Come la fisica ai tempi di Aristotele.

Fatto sta che questo principio di non-contraddizione, che ha la sua legittimazione nella logica, esportato nella psicologia (questa è la tesi di questa mia paginetta) non ci rende affatto un buon servizio.

E’ perfettamente legittimo che un’argomentazione non contenga contraddizioni. Lo spazio geometrico ne uscirebbe contorto e deformato. Non potremmo prendere nemmeno le misure per un tavolo dell’Ikea.

Ma possiamo chiedere all’anima umana di essere esente da contraddizioni? Beh, distinguiamo! Non voglio fare un ingenuo elogio della schizofrenia fuori tempo massimo! Non voglio difendere il disordine dell’anima che fa danni. Voglio dire che il motore della vita della nostra anima non è l’elargizione di una qualità di cui siamo ben dotati. Certo c’è anche quello, ma ciò che ci muove, come direbbe Platone, è qualcosa che ci manca. Qualcosa verso cui ci muoviamo.

Pensate al dr. Faust goethiano. E’ un docente universitario riconosciuto e riverito. Uno di quegli intellettuali tardo-medioevali che non hanno un campo molto specialistico. Un umanista che spaziava in vari campi del sapere. Un alchimista forse. Che fa il dr. Faust? Nel bel mezzo di una crisi esistenziale, nel bel mezzo di un venerdì santo in cui decide forse di farla finita…. la campana della mattina pasquale lo porta fuori in mezzo alla campagna. I contadini sono stupiti ed onorati della sua presenza al loro modesto desco familiare! Lui che non si muoveva mai dal suo laboratorio filosofico. E cosa trova? Una Margherita (non orchidea o un giglio!). Un fiore di campo dei più comuni. Una ragazza semplice e dolce dal cuore puro. Una che nulla potrebbe comprendere delle sue astruserie. Ne riceverà la cifra , la chiave per un percorso tragico ma comunque individuativo. Provocherà la rovina di Margherita che invece gli offrirà fino alla fine la chiave della salvezza. Fino all’ultima pagina. Nel punto estremo di un percorso catastrofico. Nell’epilogo della tragedia. La perdizione maschile e il filo offerto da Arianna. Una storia vecchia quanto la storia dell’Europa. Ricorre più o meno inalterata, dal sole dell’Antica Grecia fino al tardo Medioevo, Goethe, Amleto (e Ofelia). Attraversa l’Europa fino a giungere in epoca più recente (Dostoevskij e soprattutto Ibsen) ad una svolta minimamente innovativa. Forse la prima ad intuire la svolta è la Regina degli spettri Ibseniani. Ma di questo, spero, prima o poi, di ragionare con qualche interlocutrice femminile.

Faust procede approfondendo contraddizioni. Prima quella che ho acennato tra sapere libresco e vita naturale, vivente, vissuta ed è il primo Faust. Poi, nel secondo Faust, dai problemi dell’anima individuale di sposta alle dinamiche sociali del potere.

Ma il riferimento a Faust, che comunque ha notevole pertinenza, non è quello a cui volevo riferimi in prima istanza. Mi è scivolato tra le dita e la tastiera e ormai ce lo lascio. Spero dia spunto a qualcuno.

Volevo indicare qualcosa di molto più semplice ed immediato. Tutti noi siamo abituati a riconoscerci nei nostri valori, nei valori che eleggiamo o nelle abilità di cui siamo dotati. Ben presto capiamo però che finchè rincorriamo a questo risultiamo unilaterali. Monotoni, noiosi. Come quei campioni che non possono che vincere. Ma i campioni sono sempre giovani. Non non siamo eternamente giovani. Per superare la fase giovanile ed approfondire la nostra ricerca esistenziale dobbiamo far leva non solo sui talenti, ma sulle nostre contraddizioni intrinseche che, ad un livello più profondo indicano la cifra della nostra individualità.

Un personaggio come Pasolini, si fa ritrarre nudo o seminudo mentre è vistosamente sprofondato nella lettura estatica di un volume dei Millenni Einaudi. Volumi prestigiosi. Dal prezzo spesso inaccessibile. Probabilmente di trattava della prima buona edizione italiana de “Le mille e una notte”. Io la comprai a rate! Che c’entra questo Pasolini, raffinato intellettuale che cita Kolossoski e Blanchot in esergo a un film, che c’entra questo signore con l’amante dell’umanità borgatara? Con l’intellettuale che prende posizione contro gli studenti di Valle Giulia (figli di borghesi) a favore dei poliziotti (contadini e proletari)?

Più in generale, percorrendo le pieghe della drammaturgia di tutti i tempi, scopriamo che i grandi personaggi, i personaggi veri, non i banali stereotipi, contengono infinite contraddizioni. Prendiamo un esempio semplicissimo. Banale.

Paperino è notoriamente pigro e amante del dolce far niente. Vivrebbe la sua vita su una amaca ma che cosa lo rende personaggio? Che cosa rende avvincente il suo agire? Il fatto che sia inesorabilmente avvinto a uno zio che è la sua contraddizione vivente e che diventa parte delle sue vicende. Lo zio ricchissimo che lo sbalza dall’amaca alle avventure più impensabili e faticose. E’ personaggio in quanto è estremamente pigro, ma si trova sempre a dover essere straordinariamente operoso per salvarsi la vita.

Io credo che in ogni personalità ci sia un Paperino e un Paperone interno che si dibattono e che creano la vita dell’anima. Che ne costiuiscano il motore segreto.

Proviamo a chiederci allora, non chi vorremmo o immagineremmo narcisisticamente di essere, ma piuttosto: quale contraddizione ci rappresenta di più? Qual è il dilemma che non abbiamo mai risolto e che forse non risolveremo mai, ma che ci porta avanti?

Questa è davvero una domanda significativa che ci espone in modo più fecondo alla relazione sociale, perché ci rende più autentici. Per incoraggiare ciascuno a compiere questa riflessione, provo a compierla io per primo.

Da ragazzo, impantanato nelle pastoie delle materie letterarie che mi venivano presentate nella salsa della lingua latina e della storia della letteratura italiana, ho preso volentieri rifugio nella matematica e nella geometria. Materie che esprimono l’eleganza dell’intelligenza. Non mi è però mai riuscito di diventare un matematico o uno scienziato. Sono evidentemente impedito dalla mia natura emotiva e contorta. Sono poco disciplinato anche se la disciplina mi affascina.

Ragione e sentimento sono per me le polarità fondamentali del mio vivere: da sempre cerco di portarle avanti parallelamente, ma i risultati non possono essere che modesti. Non ho una buona cultura umanistica e nemmeno scientifica, sono un cantastorie che oscilla tra l’una e l’altra e da un po’ ho smesso di vergognarmene.

Possiamo provare a non vergognarci delle nostre contraddizioni e delle nostre incompiutezze e stabilire proprio lì lo spazio del nostro specfico? Decifrare con questo la cifra che ci fa umani e non supereroi (naturalente solo immaginari)! Possiamo prendere rifugio nella nostra incompiutezza che spesso ci rende contraddittori? Questa mi appare la grande svolta. Voi che ne dite?

PS. Mi dicono che è meglio mettere una immagine in ogni post. Non saprei proprio che immagine proporre per illustrare questo discorso. Sebbene lo faccia raramente scelgo senz’altro di pubblicare il mio volto!

9 pensieri su “Elogio della contraddizione

  1. Svegliarmi questa mattina, dopo un sogno che per la sua ricorrenza negli anni, mi crea ansia: la mia contraddizione esistenziale, e trovare questa tua nota straordinaria, è una di quelle cose che mi fanno amare internet, essere felice del nostro incontro e onorata di esserti amica fraterna. Non solo mi hai messo in luce la mia ansia, ma hai accarezzato il mio dilemma. Rinviandomi anche ad altri riferimenti più caserecci come la definizione del carattere nel film “the big Kahuna”. Dopo questa lampada che si è accesa, e il tuo balsamo, in quanto riconosco in te me, e me in te, ti darò più in là la mia elaborazione. Mi resta solo di abbracciarti grata!!!!!! Clary

  2. prima di tutto GRAZIE. Grazie perchè leggerti mi piace da matti. Il mio primo fanciullesco commento…. CHE BELLA FACCIA CHE HAI!
    Voglio provare anche io a rispondere alla domanda che apri ai tuoi lettori: qual’è la contraddizione che mi fa andare avanti: lo so bene. Non so però se sono in grado di scriverla. Devo trovare un’elegante ispirazione.
    Attendo che mi giunga!!!

    1. A parte la mia faccia, da me fotografata col computer sul tavolo di formica verdolino in una camera dell’ospedale niguarda…. Che posto incredibile…. Sembra Berlino dopo il crollo del muro…. Amo tanto Berlino e quindi è davvero un apprezzamento!

      Attendiamo di conoscere la tua contraddizione. Con affetto ma senza curiosità

  3. Seguo Clark…come un vitellino fa con la mamma,ma sono una bestiolina…di 55 anni.Ho letto sapendo di non essere vista,di non essere ad un congresso e di poter dare libero spazio alle mutevoli espressioni del mio viso,man mano che procedevo….E mi sono trovata lì, incastrata lì,sapendo di aver trovato la mia dimensione reale,scoperta e scritta da un “emerito”, in senso generale e con mia grande ammirata ed entusuastica approvazione:il mio spazio ormai angusto è proprio lì,tra le mie contraddizioni e le mie non volute “incompiutezze”.Ma non posso vergognarmene perchè ,comunque,”sono”e termino il mio commento,certamente non necessario allo sviluppo del pensiero in oggetto,concedendomi la libertà di inviarvi un grande affettuoso abbraccio.Adele Cusanelli Marino

  4. Nei giorni, oltre ad Aristotele, c’è pure Cartesio, da mettere nel cestino: “Penso quindi sono”.. orribile… “sento quindi sono” era già migliore, poi ci lamentiamo di essere in una società patriarcale, fredda e guerriera col Potere…

    L’elemento femminile, creativo ed accogliente è stato ucciso da loro 2 oltre a S. Agostino. Al posto delle parole Felicità, abbondanza, risate, sono state inserite le parole Sacrificio, merito e umiltà, per sfornare tanti soldatini e tante schiave..

    In medio stat virtus.. andrebbe riproposto con in medio delle contraddizioni si sta sereni.. Il femminile contraddittorio non viene negato ma equilibrato nel proprio occhio del ciclone. Ma questo portava alla tolleranza, alla centratura, alla sapienza.. e il Potere aveva bisogno di tutt’altro.
    Così, pensieri divaganti in questi giorni per te….

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