Biografia umanaPsicanalisi

Questioni di coppia

Questioni di coppia

Questioni di coppiaDopo una conferenza tenuta a Treviglio il 24 maggio scorso ricevo questa domanda.

Caro Francesco, ieri sera, dopo la conferenza, ho pensato che forse bisognerebbe fare anche una riflessione sul perché sia così difficile oggi stare insieme ad un’altra persona. E’ vero che siamo nel momento dell’individualismo  e quindi stiamo trovando la nostra individualità, ma penso che prima di stare bene in un gruppo, dovremmo stare bene nell’io/tu, in una relazione a due, il che é molto più difficile. Ho notato che spesso si parla di associazioni, di aiutare gli altri, magari lontani, il più lontano possibile e può essere una cosa buona, ma poi non riusciamo ad andare d’accordo con il  nostro consorte, fondamentalmente perché non lo accettiamo e quindi ne limitiamo la libertà e la libera espressione.
Tento una risposta estemporanea.
Cara Claudia,
la tua domanda poggia, forse inconsciamente, su un tacito presupposto che sarebbe bene, invece, esplicitare. Si tratta del presupposto, mi pare cattolico, ma forse non solo, secondo cui la coppia e la famiglia costituirebbero la cellula primitiva della società.
La tua domanda mi ha portato a pensare per la prima volta e con grande chiarezza che non sia così.
La società è il regno dei molteplici, di quello che cristianamente si definisce “il nostro prossimo”.

Non mi è del tutto chiaro se la coppia sia assimilabile a questa categoria.

Secondo gli antropologi, proveniamo da una condizione di endogamia e abbiamo conquistato l’esogamia, la possibilità e la libertà di sposare la donna “straniera”.

Nel regime endogamico sceglievamo un partner all’interno della famiglia (cugini) o comunque della tribù. Oppure, fino l’altro ieri, vigeva il “matrimonio combinato”.

Da questo punto di vista, potremmo dire che la coppia è effettivamente, una cellula della società.

Dal punto di vista della civilà occidentale-europea, invece, la cosa è molto sospetta.

Alle spalle della nostra antropologia invece c’è Platone (o quanto attraverso di lui ci arriva) che invece ci indica come la coppia sia, immaginativamente,  la ricomposizione di una unità originaria, il mitico androgino.

Non si tratterebbe quindi di un fatto sociale, ma la ricostituzione di un solo intero. Se mi passate la battuta ironica: si mettono in due per farne uno!

Per quanto poi si tenda a pensare la società come un soggetto unitario, occorrerebbe comunque riflettere se la coppia non sia, per caso, invece, il prendere il meglio (ma a volte il peggio!) di due persone per farne una sola ma più presentabile!

Il mio consiglio in tutto questo è semplicemente: non preoccupiamoci di essere troppo presentabili!

Tutto questo, ovviamente, in barba alle buone intenzioni di qualunque terapia psicanalitica, individuale, di coppia, di gruppo, o quant’altro!

Buon solstizio d’estate!

Un pensiero su “Questioni di coppia

  1. Ai tempi, corso prematrimoniale cattolico, ci venne detto, state attenti che non siete due mezze mele che ne fanno una, ma siete due mele distinte che “devono” andare d’accordo… e devo dire che come frase ci aveva colpito molto…
    Ricollegandomi alla ricomposizione dell’unità originaria penso che la questione del conflitto sia legata alla difficoltà che di comprendere e integrare le qualità del maschile e femminile, ovvero invece di farle proprie e leggerne l’integrazione si tende a trasformarle in differenze incolmabili o sempre più spesso ad “interpretare” (teatralizzare) il ruolo opposto. Se è vero il processo verso il ritorno dell’essere androgino (quantomeno dal punto di vista psichico) uomini e donne sembrano trovarsi in mezzo al guado nel pieno dei turbini delle correnti…e quindi particolarmente frastornati.

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