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Piccoli furti

Che nella nostra epoca si rubi, non costituisce per me un problema.
Si è rubato sempre.
Ma ora di più.
Sì, ma oggi tutto è accelerato.
E non è detto che sia un male.
Ciò che mi sgomenta è il fatto che progressivamente si rubi con sempre minore fantasia. Senza allegria.
Quasi che il furto sia improvvisamente diventato una cosa terribilmente seria.

Già la tendenza, in generale, è pensare che la vita sia una cosa seria.
E’ l’unica cosa che abbiamo. Quindi è preziosa.
Ma non ne farei una cosa seria.
Non sarebbe renderle un buon servizio.

Così si ruba senza fantasia e senza allegria ma, soprattutto, non si rubano più oggetti desiderabili. Si ruba sempre di più solo denaro.
L’equivalente universale che può permetterci di possedere qualunque altra cosa.
Ma in questo “qualunque altra” svanisce il profumo delle cose.
E qualcuno definisce questa la condizione della libertà!

Posso decidere di rubare dei soldi e permettermi di ordinare quante pizze voglio ma…
Ma l’avete mai osservata una pizza fumante che sta per subire gli assalti di forchetta e coltello o nuda mano di un signore o di una signora di buon appetito….
A volte, d’estate, capita di passeggiare davanti a tavoli all’aperto in cui qualcuno mangia.
Ha mangiato o sta per mangiare. Attende nervosamente. Divora o si gode il piacere della digestione. Il caffé, l’amaro… Il dolce.

Qui mi è capitato di fare diverse osservazioni che, dopo essere state “covate” in me per molti anni, penso di poter cominciare a condividere.

Diamo una prima inattesa svolta più presentabile al discorso. Nel suo libro, per me il più importante (“L’iniziazione”), Rudolf Steiner suggerisce un esercizio di meditazione singolare. Curioso e prezioso.
Suggerisce (scusate se non mi metto a cercare la pagina ma tutto sommato, se proprio ci tenete, è un buon esercizio anche questo)… Suggerisce di osservare con attenzione una persona mentre desidera qualcosa.
Che cosa si trasforma, nella sua fisionomia, nella sua fisiologia.
Insomma quali altri sottili meccanismi si attivano quando abbiamo “l’acquolina in bocca”.
E non solo. Un ottimo esercizio meditativo, specie se si è tendenzialmente bulimici, è anche quello di osservare il processo del desiderare un cibo, cominciare a mangiarlo ed osservare nel modo più dettagliato ogni istante successivo fino alla completa digestione. E anche oltre, se ci riusciamo. Come cambiano le nostre sensazioni dopo l’assunzione di un certo cibo.

Allora, alla luce di questo tipo di osservazione, si può valutare quanto sarebbe suggestivo lo scippo di una pizza. Di quella pizza. Non del suo equivalente in denaro.
Furto di piatto appetitoso, del dolce o del gelato alle persone che stanno per assaporarlo. O poco prima, o poco dopo.
Che faccia faranno?
Rideranno, si arrabbieranno, sentiranno violati i sacrosanti diritti. Lo considererebbero un atto di teppismo? Quanto saranno disposti all’indulgenza?

Quello che ho descritto è solo il presupposto di quanto vorrei indicare.
Il discorso è molto più esteso.

Anche se non avevo in mente di fare così, decido di applicare i buoni consigli della mia editor.
A proposito, a lei un ringraziamento e una gratitudine particolare per i lavori estivi di miglioramento del sito.
Lei, editor Mariangela Lecci, mi suggerisce sempre di preparare post più brevi, di frammentare, di proporre riflessioni a puntate.

Decido di obbedirle perché mi rendo conto che, in questo caso, avendo pensato per molti anni quanto sto per condividere, la questione mi si presenta più complessa, al momento di estrinsecarla.
Mi piace quindi lasciare il lettore con questa pausa di “suspense”. O di digestione, appunto.
Dove vorrà andare a parare l’autore con questo strampalato discorso.
Occorre attendere solo qualche giorno.

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