Biografia umana

Quaderno d’accidia*

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Quaderno d'accidia

* NB Questo testo è nato nel febbraio del 2008 come esercizio nel corso di scrittura creativa tenuto da Fabio Fox Gariani,(“il biondo”, nel testo). Fabio, che ringrazio, è un fine esegeta Lovecraftiano. Il corso si è tenuto presso il caffè-libreria “I Classici del caffè” in via Foppa 4, a Milano, di fronte al Parco Solari.. Stefano (Steve, nel testo) è il  giornalaio che gestisce l’edicola antistante il caffè-libreria. Sono tutte persone squisite, come le torte della Carmen, anche lei citata nel testo!     Per niente al mondo vi racconterei una storia. Il mondo è già pieno di gente che si racconta un sacco di storie. Onestamente non vedo il motivo di incrementare questa fitta, ignobile schiera. Lo so, lo so…. Le storie sono il mattone con cui si costruisce il mondo. Ma possono anche essere solo delle storie che non spostano di un millimetro il mondo dalla propria orbita. E, ammesso anche che ogni storia costruisca un angolo di mondo, non è detto che il mondo gradisca essere tanto pieno di angoli. Forse il mondo preferisce essere rotondo. Se le storie costruiscono il mondo, può essere che ci troviamo di fronte ad un mondo sovra-costruito. Preferirei smontare qualche pezzo di mondo. Da qualche carrozza del treno preferirei scendere. Il mondo è pieno di gente che fa un sacco di cose. Adesso anche la scrittura creativa. Gente che si racconta un sacco di storie che non hanno un accidente di senso. Eh, beh, le storie servono proprio per quello. Cercare di conferire un senso alle cose. Così facciamo tutto da noi. Facciamo un sacco di cose e ci raccontiamo un sacco di storie. A questi due sacchi non ho alcuna vocazione ad attingere. Il non-fare mi appare infinitamente preferibile al fare. Di conseguenza cerco di non raccontarmi storie. Ho ascoltato […]

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Il silenzio degli insegnanti

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Il silenzio degli insegnanti

Va bene, lo confesso, la scuola non è stata solo il mio tormento.
Evidentemente dalla scuola mi aspettavo un’estasi.
Solo in questi ultimi anni ho capito che devo essermi aspettato davvero qualcosa di grande, qualcosa di magico per non averle perdonato di essere semplicemente quello che è. La squola

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Precipitato nella lingua madre

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Inglese, scuola ed esami

Inglese, scuola ed esami. Parlare di corda in casa dell’impiccato. Esercitano comunque una grande attrazione se un paio d’anni fa decido di iscrivermi ad una ottima scuola. Wall Street Institut. Meglio sputare subito il rospo. All’esame son stato bocciato. Ultima tranche del III livello. Bocciato. Lo riscrivo per convincermene. E loro son bravi. Son solo io che non funziono. Ne ho collezionate diverse di bocciature. Ora però non ero più abituato. Ora mi promuovono sempre. Per questo è preziosa questa esperienza. Ora mi promuovono a prima vista. Mi chiamano anche “prof.”. Ogni volta preciso che non son laureato. Niente da fare. Mi devo arrendere. Per la verità non son stato proprio bocciato. Mi son bocciato da solo. Mi son ritirato entro un paio di minuti perché sentivo che non ero in grado di affrontare la prova. Mi sono bloccato. Non mi era mai successo. Si può fallire in tanti modi, ma forse non avevo mai fallito un esame. Bocciato per mancanza d’impegno durante l’anno. Quello sì. Tante volte. Fannullone. Flaneur (oggi mi appare figura sublime). Negli esami davo sempre il meglio di me. Grande affabulatore. Furbetto. Ma solo all’esame. Mai nella vita. E solo per salvarsi la vita! Nei pochi esami universitari che ho affrontato avevo messo a punto una strategia collaudata. Interrogare e non farsi interrogare. I docenti spesso apprezzavano. E poi, se non sono bastardi, si annoiano anche loro di far sempre le stesse domande. Le mie domande apparivano le curiosità di uno studente che avesse approfondito. Invece niente. Non avevo nemmeno aperto il libro. Funzionava! Ma l’altra settimana le cose mi si son presentate in tutt’altro modo. I libri li avevo aperti. Eccome! Forse è questo che porta male! Fatti tutti i tests e gli esercizi on-line e a matita sul libro. Niente da fare. Mi sono […]

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Un discreto monumento alla mia modesta persona.

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Un discreto monumento alla mia modesta persona. Così mi appare questo sito nel momento dell’inaugurazione. Francamente non me l’aspettavo. Se ancora non è arrivato, sicuramente sta arrivando. Forse lo avrei pensato prima. Quando non sapevo di non essere in grado di sostenerlo. Un monumento, se pur discreto, ha il suo peso. Sicuramente, acquisita questa consapevolezza, lo avrei immaginato dopo. Siamo alle solite. Ah, Vertiginedeltempo! #Sappiatelo: per me è una interiezione frequente. Almeno quotidiana. Se accade ora non è solo per qualcosa che io abbia deciso o determinato. Arriva adesso perché altri, nei modi più diversi, lo hanno determinato. Fosse stato per me…. Alla fine è davvero bello arrendersi a questa evidenza. Siamo fatti d’altro. Siamo altro da ciò che pensiamo. Siamo determinati dall’incontro con l’altro. L’ immagine di noi stessi più fedele di cui possiamo disporre è sicuramente quella che attingiamo chinandoci sullo sguardo dell’altro. Lo specchio di Narciso è l’occhio dell’altro. Non il nostro occhio che mai potrà percepirci. Gli organi di senso son tutti rivolti all’esterno. Ma tornando al monumentino in cui mi trovo eretto, tornando a lui, tornando a quel legno (spero non a quel marmo) la prima cosa che mi vien da pensare è quel verso di Dante, poeta che pur non frequento…. Io non so ben ridir com’io v’entrai tanto ero pieno di sonno a quel punto Ma quel punto lo ricordo comunque. Sfuma tutto il resto. Sfuma nelle nebbie del sogno il percorso da quel punto in poi. E i punti importanti sono sempre punti apparentemente accidentali. Era la metà degli anni 90 e per caso mi trovavo in riva al mare a Cesenatico. Erano i primi di settembre, accompagnavo la mia prima moglie ad un convegno di insegnanti cui non partecipavo. Riflettendo, in uno di quei posti davanti al mare, pensai con determinazione […]