Antroposofia

Il Lavoro come Gioco

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Per un verso viviamo ancora il Lavoro come una punizione, per altro cominciamo a capire, anche se non siamo imprenditori entusiasti, che il lavoro è una preziosa occasione di realizzazione. Il Lavoro è un Gioco. Espressione del proprio talento individuale.

Biografia umana

Il silenzio degli insegnanti

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Il silenzio degli insegnanti

Va bene, lo confesso, la scuola non è stata solo il mio tormento.
Evidentemente dalla scuola mi aspettavo un’estasi.
Solo in questi ultimi anni ho capito che devo essermi aspettato davvero qualcosa di grande, qualcosa di magico per non averle perdonato di essere semplicemente quello che è. La squola

Biografia umana

Precipitato nella lingua madre

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Inglese, scuola ed esami

Inglese, scuola ed esami. Parlare di corda in casa dell’impiccato. Esercitano comunque una grande attrazione se un paio d’anni fa decido di iscrivermi ad una ottima scuola. Wall Street Institut. Meglio sputare subito il rospo. All’esame son stato bocciato. Ultima tranche del III livello. Bocciato. Lo riscrivo per convincermene. E loro son bravi. Son solo io che non funziono. Ne ho collezionate diverse di bocciature. Ora però non ero più abituato. Ora mi promuovono sempre. Per questo è preziosa questa esperienza. Ora mi promuovono a prima vista. Mi chiamano anche “prof.”. Ogni volta preciso che non son laureato. Niente da fare. Mi devo arrendere. Per la verità non son stato proprio bocciato. Mi son bocciato da solo. Mi son ritirato entro un paio di minuti perché sentivo che non ero in grado di affrontare la prova. Mi sono bloccato. Non mi era mai successo. Si può fallire in tanti modi, ma forse non avevo mai fallito un esame. Bocciato per mancanza d’impegno durante l’anno. Quello sì. Tante volte. Fannullone. Flaneur (oggi mi appare figura sublime). Negli esami davo sempre il meglio di me. Grande affabulatore. Furbetto. Ma solo all’esame. Mai nella vita. E solo per salvarsi la vita! Nei pochi esami universitari che ho affrontato avevo messo a punto una strategia collaudata. Interrogare e non farsi interrogare. I docenti spesso apprezzavano. E poi, se non sono bastardi, si annoiano anche loro di far sempre le stesse domande. Le mie domande apparivano le curiosità di uno studente che avesse approfondito. Invece niente. Non avevo nemmeno aperto il libro. Funzionava! Ma l’altra settimana le cose mi si son presentate in tutt’altro modo. I libri li avevo aperti. Eccome! Forse è questo che porta male! Fatti tutti i tests e gli esercizi on-line e a matita sul libro. Niente da fare. Mi sono […]

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La biografia come corpo temporale dell’uomo nell’opera di R. Steiner

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La biografia come corpo temporale dell’uomo nell’opera di R. Steiner

Cari amici, giovedì prossimo, 31 marzo dalle 10 alle 12.30 terrò un seminario teorico dal titolo: “La biografia come corpo temporale dell’uomo nell’opera di R.Steiner”. Sebbene svolto per incarico del prof. Romano Madera, docente di filosofia morale presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Statale di Milano-Bicocca, sarà aperto al pubblico. Avverrà nella aula polivalente dell’edificio U6, 4°piano, in piazza dell’Ateneo Nuovo a Milano. Offro infine un breve schizzo tematico dei temi che intendo affrontare. – Possiamo pensare all’essere umano come ad un microcosmo? -Possiamo anche pensare che l’essere umano non abbia solo un corpo spaziale ma anche un corpo temporale? – La biografia costituisce l’immagine del corpo temporale dell’essere umano. – Facendo riferimento a quella stessa antropologia che sottende la pedagogia steineriana possiamo pensare che le età della vita costituiscano gli organi di questo corpo temporale. -Tali organi saranno individuati ricostruendo la biografia secondo il ritmo dei settenni.

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Un discreto monumento alla mia modesta persona.

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Un discreto monumento alla mia modesta persona. Così mi appare questo sito nel momento dell’inaugurazione. Francamente non me l’aspettavo. Se ancora non è arrivato, sicuramente sta arrivando. Forse lo avrei pensato prima. Quando non sapevo di non essere in grado di sostenerlo. Un monumento, se pur discreto, ha il suo peso. Sicuramente, acquisita questa consapevolezza, lo avrei immaginato dopo. Siamo alle solite. Ah, Vertiginedeltempo! #Sappiatelo: per me è una interiezione frequente. Almeno quotidiana. Se accade ora non è solo per qualcosa che io abbia deciso o determinato. Arriva adesso perché altri, nei modi più diversi, lo hanno determinato. Fosse stato per me…. Alla fine è davvero bello arrendersi a questa evidenza. Siamo fatti d’altro. Siamo altro da ciò che pensiamo. Siamo determinati dall’incontro con l’altro. L’ immagine di noi stessi più fedele di cui possiamo disporre è sicuramente quella che attingiamo chinandoci sullo sguardo dell’altro. Lo specchio di Narciso è l’occhio dell’altro. Non il nostro occhio che mai potrà percepirci. Gli organi di senso son tutti rivolti all’esterno. Ma tornando al monumentino in cui mi trovo eretto, tornando a lui, tornando a quel legno (spero non a quel marmo) la prima cosa che mi vien da pensare è quel verso di Dante, poeta che pur non frequento…. Io non so ben ridir com’io v’entrai tanto ero pieno di sonno a quel punto Ma quel punto lo ricordo comunque. Sfuma tutto il resto. Sfuma nelle nebbie del sogno il percorso da quel punto in poi. E i punti importanti sono sempre punti apparentemente accidentali. Era la metà degli anni 90 e per caso mi trovavo in riva al mare a Cesenatico. Erano i primi di settembre, accompagnavo la mia prima moglie ad un convegno di insegnanti cui non partecipavo. Riflettendo, in uno di quei posti davanti al mare, pensai con determinazione […]

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Lustrar le piastrelle: la guarigione da un incubo grazie agli esercizi filosofici.

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Ho frequentato un memorabile ritiro di pratiche filosofiche in un inquietante convento. Uno di quei conventi del giorno d’oggi. Freddi come il marmo lucidato. Puliti. Inossidabili. Poi tutto è filato bene. Lo choc è stato all’inizio. Il pavimento. Si, quel pavimento mi faceva paura. Tirato a lustro in un modo che nemmeno dopo averci camminato sopra per 3 giorni di pioggia cinquanta persone è riuscito a sporcarsi. E’ il pavimento che all’inizio ha mosso in me ricordi  inquietanti. Viene in mente anche l’araucaria del “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse. Cose orribili che finiscono per diventare sublimi. E viceversa. Gran mistero anche questo. Così la memoria si è messa in moto. Una memoria che mi ha riportato dritto all’infanzia. Anni cinquanta. Milano, via Savona 10. Adesso è diventato underground. C’è anche un teatro. Allora soltanto una via un po’ sfigata. Mio padre immigrato da poco da un paesello pugliese. La mamma invece a Milano ci è nata. Figlia di immigrati dello stesso paese ma vent’anni prima. Così lo ha accolto a Milano e lustrava le piastrelle in via Savona. China come la Maddalena che asciugava i  piedi con le chiome fluenti. E’ di quelle piastrelle che vorrei parlare. Mica lucide come quelle del convento inossidabile. Lì costava davvero fatica lustrarle. Allora non si parlava ancora del PIL. Si viveva nel boom economico e il livello sia  morale che sociale era determinato da quanto le piastrelle brillassero. Praticamente tutta la famiglia era un’azienda che aveva per oggetto sociale la lucidatura delle piastrelle. Al raggiungimento di questo obiettivo collaboravano tutti. Proletari al lavoro! Nanetti calzolai, sette nani: “Andiam, andiam, andiamo a lavorar!” Allegramente! I genitori, i nonni e, purtroppo, anche i bambini. Si, perchè quelli sporcavano un bel po’. E tutti i lavoratori ci davano sotto. Ma a far cosa? A camminare avanti e […]

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L’uomo dal ciuffo d’argento

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Sembra che davvero piova. Che io abbia un po’ di febbricola. Ma non è una buona ragione per non scendere. Due giorni di riguardo. Ora posso scendere a bere un caffè col mio amico. Lui poi rienta da solo. I figli lo attendono a casa. Rientro ma indugio al tavolo e al banco. In fianco a me un uomo, presumibilmente della mia età. Mi confesserà poi esser del ’50 come me. E’ una faccia simpatica. Malinconica, ma ti vien voglia di averlo come amico. La faccia di uno che ha la tua età e che ha vissuto le stesse tue cose. Ma lui è più bello, soprattutto meglio conservato. Ha ancora il suo ciuffo grigio-bianco (che è anche più charmant). Da anni osservo che gli uomini più sicuri di sé non perdono il ciuffo. Il ciuffo è davvero qualcosa che ha a che fare con la dimensione fallica. Ci sono anche nelle fiabe i personaggi col ciuffo. I bravi del Manzoni. Una delle poche cose che ricordi volentieri di quell’insopportabile romanzo (si lo so, professoressa, il Manzoni è democratico e pone gli umili al centro di un romanzo democratico perché storico, ma, professoressa, che due palle!). Dicevo del ciuffo. Sì, io il ciuffo l’ho perso. L’ho perso né presto né tardi, mi sembra. A 50 anni. E va bene così. Rendere a Cesare quel che è di Cesare. Lui è di quelli che hanno ancora un bel ciuffo e i jeans li indossa ancora come si deve. Da un po’ mi capita di incontrarlo nel quartiere e lo guardo sempre con interesse. Con simpatia. Mi par di conoscerlo. Mi sembra che suonasse la chitarra elettrica in qualche gruppo qui in zona. Sicuramente più bravo di me che grattuggiavo “Blowin in the wind” a oltranza. Come me si ricorda tutto, il […]