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Il mio Sessantotto (1). Il Sessantotto ha “ringiovanito” il Mondo.

Ho dovuto attendere di compiere la “maggiore età” di 68 anni per convincermi a parlare del Sessantotto nelle ultime settimane del 2018. Cinquant’anni dopo. E un secolo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1968 avevo 18 anni. Ho partecipato attivamente ai moti esplosi simultaneamente in tutto il mondo. Dalla Primavera di Praga al Maggio Francese. Dagli Stati Uniti alla Germania, al nostro Bel Paese. Ma non è di questa superficie che vorrei dire qualcosa.

Han scritto tanto e ho letto poco ma, come spesso mi accade, per la cosiddetta “attualità” ho poca curiosità. E poca pazienza. Ma in quel poco che ho letto non ho trovato tracce del mio vissuto.

Tutti ne parlano come di un fatto politico. Sembra che il denominatore comune sia stato il marxismo-leninismo che invece me ne appare la degenerazione. 

A meno di non riconoscervi una catastrofe, il Sessantotto non è stato un fatto politico ma qualcosa che ha riguardato il costume, la cultura, la socialità. 

La politica è un’altra cosa. Da questo punto di vista il Maggio Francese ha riconsegnato in poche settimane il paese al generale De Gaulle. Nel Bel Paese ha comportato il brutto strascico del terrorismo.

Prima delle osservazioni storico/biografiche che più mi stanno a cuore, vorrei indicare che cosa mi pare che questo movimento abbia trasformato positivamente della cultura e della vita sociale.

  • Ha trasformato la sensibilità degli educatori nei confronti dei più giovani.
    Io mi sono chinato, nell’epoca delle scuole elementari su banchi imbullonati al pavimento. Uscivo ogni giorno da scuola marciando in file ordinate e coordinate dal fischietto di un vecchio maestro. Che magari a porte chiuse usava una bacchetta di uso polivalente.
    Per quanto la scuola (persino quella steineriana, a volte) mi appaia ancora una istituzione medievale le cose son cambiate sensibilmente.
  • Ha promosso una nuova sensibilità nei confronti del “Bambino”. Quello interiore ma anche quello che l’educatore si trova di fronte. Eloquente in proposito l’opera di Elvio Fachinelli.
    L’erba voglio. Versione nostrana dello slogan del Maggio francese “L’immaginazione al potere”. Fachinelli si ricrederà e lo farà in modo ancor più intrigante e prezioso. Ma tutto questo è scritto ormai e felicemente nella cultura e nella letteratura.
  • Ha promosso una nuova sensibilità nei confronti del Femminile, grazie all’esplosione successiva del Movimento della Donna. Ne ho parlato nella seconda metà del mio libro.
  • Ha trasformato il gusto estetico e il mondo della moda. Da allora non c’è più LA moda ma ci sono tante tendenze e ciascuno è libero di esprimersi in un linguaggio infinitamente più ricco. Persino nel mondo della moda le tendenze sono molte e variegate.
    Ci sono state le tribù metropolitane. Con Totem vistosamente  differenti. Ciascuno con il suo abito.

E tanto altro in modo analogo.

Insomma, esser giovani oggi è tanto diverso dall’esser stati giovani negli anni 50 e 60.

Mi vien da pensare che il Sessantotto abbia “ringiovanito” il mondo.

Colgo questa espressione che mi ha sempre colpito nel Mahabarata (anche in quello di Peter Brook) quando il ragazzo chiede a Krishna: 

“Perché tanto sangue, tanto dolore? “

E la risposta sbalorditiva fu: 

Perché la terra stava diventando sterile. 

Quasi che il sangue versato nella Grande Battaglia la fecondasse.

 

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La Grande Battaglia sul campo di Kurushetra nel Mahabarata, la Grande Guerra del cui compimento festeggiamo il centenario.

Anticipo la mia scelta di celebrare il mezzo secolo dal Sessantotto parallelamente al centenario della fine della Grande guerra.

Maggio 68 e novembre 18 si fronteggiano da un capo all’altro del corso dell’anno.

 Li tratterò parallelamente ma in pagine separate. Al termine risulterà più evidente questa mia scelta.
Apparirà la specularità che vedo tra quel novembre e quel maggio.

 

L’immagine di copertina è una foto scattata da Berengo Gardin nel ’68 in piazza San Marco a Venezia, con Giuseppe Ungaretti
che fa un gesto di saluto ai giovani artisti che contestano la «Biennale dei Padroni»
Fonte: https://www.lastampa.it/2016/12/07/cultura/giuseppe-ungaretti-campione-di-apnea-dopo-ogni-fine-era-sempre-vivo-hEZUxPtGiXFz14iaktuyBJ/pagina.html

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